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LETTURE/ Cara Szymborska, non basta un Nobel per essere come Miłosz

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Leggiamo sul popolare settimanale Wprost del 1996: “Un tempo i poeti e gli scrittori esercitavano una grande influenza sull’immaginario collettivo, davano il tono, indicavano la direzione. (...) Oggi sono divenuti un’enclave elitaria all’interno della cultura di massa”.

La Szymborska in patria non esce dal ruolo più intimo del poeta, che parla al cuore del singolo, la sua poesia pone domande sul senso e non azzarda risposte, e forse anche a questo si deve il suo clamoroso successo all’estero, i suoi versi sono, come si legge nella prefazione ad uno dei volumi polacchi delle sue poesie “nello spirito di Leibniz e Giordano Bruno”.

La storia personale della Szymborska è complessa e problematica. Certamente la sua iniziale adesione attiva al regime e il successivo rifiuto del sistema sono stati per lei drammatici e l’hanno costretta ad una “rinascita” personale e poetica, che, però, è avvenuta sostanzialmente nel chiuso del suo intimo, senza che mai ci sia stata una sua pubblica presa di posizione nei confronti del regime e di se stessa, senza che mai ci sia stata una sorta di “autocritica”, che certamente una parte dell’opinione pubblica polacca attendeva.

Tra le critiche più forti che le sono state mosse in patria vi sono la sua firma nel 1953 sulla dichiarazione di 52 personalità del mondo culturale di Cracovia di appoggio al processo intentato contro alcune decine di sacerdoti della curia di Cracovia accusati di essere spie al soldo degli Stati Uniti (per questo tre di loro furono condannati a morte e gli altri all’ergastolo), le opere in cui esaltava il leninismo e lo stalinismo e la lettera di condanna di Radio Europa Libera del 1964.

Quando nell’ottobre 1980 la Polonia fu raggiunta dalla notizia che Czesław Miłosz aveva vinto il premio Nobel per la letteratura, la situazione era stata ben diversa: il paese era all’inizio della grande stagione di Solidarność: da pochi mesi si erano conclusi gli scioperi dell’agosto 1980, Solidarność, il primo sindacato libero di un paese del blocco socialista, stava per essere ufficialmente riconosciuta e la Polonia stava entrando in un periodo di grandi cambiamenti. Il premio all’autore della Mente prigioniera fu come la conferma che la “Polonia stava realmente alzando la testa”, come anni dopo disse il giornalista ed esponente di Solidarność Konstanty Gebert. Il 16 dicembre dello stesso anno fu solennemente inaugurato davanti ai cantieri di Danzica il monumento ai caduti durante le proteste del 1970: tre altissime croci, alla base le parole del salmo “Il Signore benedice il Suo popolo, il Signore dona la libertà al Suo popolo” e di una poesia di Miłosz:

“Tu che hai offeso l’uomo semplice
ridendo sguaiatamente sulla sua sventura
con intorno una corte di buffoni
per confondere bene e male
(...)
non sentirti al sicuro. Il poeta ricorda.
puoi ucciderlo – ne nascerà un altro.
saranno messi a verbale atti e parole”.




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