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DANTE/ Sedakova: i "nipotini" di Stalin vogliono toglierci la Divina Commedia

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Ol'ga Sedakova, poetessa e scrittrice russa (immagine d'archivio)  Ol'ga Sedakova, poetessa e scrittrice russa (immagine d'archivio)

La recente battaglia in Inghilterra contro chi porta la croce al collo è solo un episodio nel vasto panorama della battaglia contro i “simboli religiosi” in corso nel mondo “postcristiano”. Mi è capitato di assistere a un altro episodio di questa lotta in Italia, quando due anni fa il Consiglio d’Europa aveva preteso di far togliere il crocifisso dalle aule scolastiche.

Ho avuto modo di leggere sul Corriere della Sera di un nuovo scontro in questa guerra: una commissione di esperti europei presieduta da Valentina Sereni, dopo aver esaminato Dante sotto il profilo giuridico ha concluso che la Divina Commedia va tolta dai programmi scolastici perché contiene “elementi di razzismo” che costituiscono dei crimini. O, perlomeno, bisogna espungere il testo.

Sono anni che lavoro su Dante, e sono rimasta letteralmente sbalordita da questa diagnosi (razzismo!). La Commedia era già stata inserita una volta in un elenco di libri vietati, ma per un altro motivo: il suo autore si era espresso sui papi del tempo e più in generale sul potere temporale dei pontefici in termini tali da non poter essere definito che eretico. Dante è stato fra i primi a difendere l’idea della “separazione dei poteri”, spirituale e temporale: in altri termini, è uno dei padri del secolarismo. Questa concezione, che si sarebbe realizzata in Europa molto più tardi, dopo l’illuminismo, presuppone che la vita sociale sia regolata non da leggi teocratiche, ma dalle leggi universali della ragione e della morale, ritenute comuni a tutti gli uomini perché inscritte nella stessa natura umana.

L’antica accusa di eresia è stata da lungo tempo ritirata dalla Commedia. Le due chiavi del potere temporale e spirituale sono rimaste nello stemma papale, ma di potere temporale non si parla più. L’attuale richiesta di vietare Dante scaturisce per l’appunto dal secolarismo nella forma che ha assunto ai nostri giorni.

Dante viene dunque accusato di antisemitismo, islamofobia e omofobia. Il primo punto dell’accusa è motivato dal suo modo di presentare Giuda (!), Caifa, il sommo sacerdote Anna, il Sinedrio e i farisei. In realtà, Dante non ha inventato niente, non ha fatto che seguire alla lettera il racconto dei Vangeli. Ma questo non serve a giustificare il suo testo, perché i Vangeli stessi vengono dichiarati una “fonte di antisemitismo”.

L’islamofobia di Dante si vede nella sua rappresentazione di Maometto, all’Inferno tra i seminatori di discordia, dove subisce orribili e infamanti supplizi. Nell’Inferno dantesco scontano la pena anche gli omosessuali, che il poeta chiama sodomiti e di cui classifica il peccato come “rivolta contro natura”. Qui Dante incontra il suo caro maestro Brunetto Latini. Conclusione: omofobo.

A dire il vero, questo tipo di ermeneutica ricorda l’epoca sovietica, in cui tutte le opere dell’umanità venivano giudicate dal punto di vista della “lotta di classe” e si discuteva se fossero progressisti o no, mettiamo, Pindaro o Shakespeare (tra parentesi, anche Shakespeare è oggi in odore di antisemitismo, per il suo Mercante di Venezia).

Ma non si può non osservare una differenza. La dottrina comunista non era assolutamente un tipo di secolarismo, come molti da noi ritengono. Da noi il secolarismo non c’è mai stato. Il sistema sovietico era un’ideocrazia, cioè una pseudo- o para-religione. Non la “neutra” ragione universale era qui ritenuta il punto di riferimento, bensì la “teoria trionfante”. Dai cittadini leali si esigevano “fede” e “incondizionata fedeltà alla causa del partito”. 



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COMMENTI
17/03/2012 - Ma siamo sicuri che non si tratti di un canulard? (Teodosio Orlando)

Anche se questa Valentina Sereni e la sua associazione sembrano voler fare "sul serio", ricordo a quanti l'abbiano già dimenticato che l'idea di espellere Dante dalle scuole italiane in nome del politically correct fu lanciata, come una provocazione ironica e antifrastica (quindi in realtà con l'intenzione opposta) da Dino Cofrancesco due anni fa. Ecco il link: http://www.loccidentale.it/articolo/petizione+al+ministro+gelmini+sulla+lettura+di+dante+a+scuola.0086640 Il canulard era così ben confezionato che si faceva perfino riferimento alla fantomatica associazione ARRE (Associazione per il rispetto di tutte le religioni e la convivenza pacifica delle etnie culturali). Strano che nessuno l'abbia ricordato in quest'occasione, e tutti si siano limitati a qualche espressione di rituale indignazione.

 
16/03/2012 - Mah.... (Mariano Belli)

Io vi spiego cosa sta succedendo e voi mi censurate: questo non è bello, e sopratutto non cambia la realtà delle cose... prima la domenica, poi Dante, poi le famiglie gay... e continueranno, un pezzetto per volta fino a smantellare tutte le basi della nostra società... e volete far finta di niente?

 
16/03/2012 - Se sulla verità metteranno una pietra tombale... (EMIDIO MASSI)

Io non temo chi tenta di sotterrare la verità magari in una tomba con giudizi di pietra sopra... Temo di più cosa succederà quando la verità risorgerà ... Da che parte starò io? E' giusto vivere per affermare ciò che abbiamo di più caro perché Lui si ricordi di me e io sia trovato in Lui. Grazie a tutti voi che mi date la possibilità di scegliere di essere con Dante e la Sedakova per la Verità.