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PAPA/ Chi vuole iscrivere Benedetto al "partito" della terza via?

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Benedetto XVI (InfoPhoto)  Benedetto XVI (InfoPhoto)

Siamo o meno al crepuscolo della cosiddetta economia capitalistica? Verso quali sponde ci sospinge questa crisi economico-finanziaria divenuta a tutti gli effetti, per noi italiani, recessione? Sono queste, come altre simili, le domande che impegnano gli studiosi di cose economiche, ma anche e soprattutto l’“uomo della strada”.

Proprio quest’ultimo (colui che tutte le teorie capitalistiche avevano astrattamente e pomposamente individuato in quel burattino egoista e senza sentimenti che è “l’homo oeconomicus” e che avevano preso come modello per motivare scelte ed operatività economiche tutte incentrate sul tornaconto) è profondamente scoraggiato sul proprio futuro, si attende risposte che possano dipanare la sempre più fitta ragnatela di incertezza dell’oggi per iniziare a intravedere, anche se con fatica e rinunce, prospettive di lavoro per sé e per i propri figli.

Il lavoro è e sarà il vero problema a cui si dovrà dare adeguata soluzione perché senza il lavoro l’uomo non ha speranza e la sua stessa dignità viene compromessa. Senza lavoro, l’impotente “solitudine” che origina dall’odierna crisi e che attanaglia l’odierno homo oeconomicus, evolverà verso un inquietante senso di abbandono e di frustrazione con tutte le conseguenze sociali che si possono immaginare. Se non saremo capaci di trovare un’adeguata risposta al problema del lavoro, allora per l’uomo della strada diverrà impossibile immaginarsi un futuro, e la responsabilità di tutto questo ricadrà sia sulle scelte economiche (e sulle relative ideologie materialiste) che il capitalismo ha prodotto e che sono state generatrici della crisi, ma ricadrà anche su chi oggi, ancora “schiavo” di quella ideologia, non libera la mente e il cuore per rinvenire soluzioni che siano realmente a servizio del bene comune.

Occorre convertire le menti ed il cuore per liberarci dalle strettoie e dalle illusioni di un’economia materialista come è quella capitalistica (e soprattutto di quella con maggior valenza finanziaria), un’economia che ha distrutto il libero mercato e che se ne “frega” della persona e dei suoi reali bisogni per perseguire solo obiettivi di massimo profitto possibile in tutte le situazioni in cui opera e lo fa anche ora in piena crisi.

L’economia capitalista è naturalmente contraria al bene comune, perché, di fatto, persegue il bene (l’interesse) di pochi, garantisce solo coloro che detengono il vero potere che viene loro dalla possibilità di gestire denaro con il solo fine di accumulare nuove quantità di danaro. L’economia capitalista al massimo persegue il “bene totale”, ovvero quel bene statistico che evidenzia una crescita totale della ricchezza in un certo territorio, ma poco o affatto si interessa di approfondire sul come questa ricchezza viene distribuita e si affida fideisticamente al mistero che il mercato (possibilmente senza regole) saprà farlo in maniera adeguata tramite le proprie naturali caratteristiche. Più che dinnanzi ad un’empirica certezza di ciò che è in grado di fare il mercato siamo di fronte ad un dogma laico a cui il liberismo capitalista ha dato un nome: “la mano invisibile”.



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