BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

PAPA/ Chi vuole iscrivere Benedetto al "partito" della terza via?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Benedetto XVI (InfoPhoto)  Benedetto XVI (InfoPhoto)

Proprio alla luce di questa affermazione è possibile sottolineare che nell’economia libera il primato tra capitale e lavoro spetta a quest’ultimo, diversamente da quanto accade nell’economia capitalistica, ove questo primato è sostanzialmente invertito e dove è il capitale che vincola a sé gli altri fattori produttivi e, quindi, anche il lavoro che viene così trattato come una merce fra le altre merci. In tema dobbiamo partire da ciò che è fondamentalmente puntualizzato nella Rerum novarum (16): “Non può sussistere capitale senza lavoro, né lavoro senza capitale”. Questa espressione intendeva evidenziare che solo la concordia tra questi due fattori produttivi è viatico verso un’economia libera in quanto rispettosa della persona umana, ma apriva anche la strada verso approfondimenti sempre più centrati sull’etica del bene comune e sul contenuto della proprietà dei mezzi di produzione e, quindi, sul riconoscimento del primato della persona sulle cose.

Primato magnificamente perimetrato da Giovanni Paolo II al punto 12 della Laborem exercens: “...si deve prima di tutto ricordare un principio sempre insegnato dalla Chiesa. Questo è il principio della priorità del ‘lavoro’ nei confronto del ‘capitale’. Questo principio riguarda direttamente il processo stesso di produzione, in rapporto al quale il lavoro è sempre una causa efficiente primaria, mentre il ‘capitale’ essendo l’insieme dei mezzi di produzione, rimane solo uno strumento o la causa strumentale. Questo principio è verità evidente che risulta da tutta l’esperienza storica dell’uomo... Così, tutto ciò che serve al lavoro, tutto ciò che costituisce – allo stato odierno della tecnica – il suo ‘strumento’ sempre più perfezionato, è frutto del lavoro dell’uomo”. Questo perché “Di tutto ciò che nel processo di produzione costituisce un insieme di ‘cose’, degli strumenti, del capitale, possiamo solo affermare che esso condiziona il lavoro dell’uomo; non possiamo, invece, affermare che esso costituisca quasi il ‘soggetto’ anonimo che rende dipendente l’uomo e il suo lavoro” (13).

Di fronte a tutti questi ragionamenti non siamo affatto in presenza di una “terza via economica” proposta dalla Chiesa, ma siamo richiamati a porre una netta distinzione tra economia di mercato (ovvero economia d’impresa o economia libera) ed economia capitalistica, tra un’economia regolata verso il bene comune e che pone al centro la persona umana con i suoi bisogni, ed un’economia il più possibile deregolata, che persegue in maniera tornacontista il massimo profitto congiunturale ed è soddisfatta (nel caso in cui minimamente se ne interessasse) del bene totale statisticamente calcolato. Siamo chiamati a porre distinzione tra un’economia ove il suo principio etico è il bene comune perseguibile nella solidarietà attraverso la sussidiarietà e dove il “cuore” è aperto al “dono”, ed un’economia ove il principio etico è  il tornaconto della persona che agisce e dove – e ne siamo tutti testimoni in quanto origine di questa crisi – il denaro è chiamato a produrre nuovo denaro e il cui possesso dà potere anche di distruzione.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >