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MIŁOSZ/ Sei lezioni in versi: perché cerchiamo un "ponte sopra la terra"?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Da «Sei lezioni in versi», 1985

LEZIONE I

Come narrarvelo? A quali cronache rimandarvi?
Immaginate un giovane, cammina sulla riva di un lago
In un mattino torrido. Brillano le libellule diafane
Sui giunchi, come sempre. Ma ancora non c’è nulla
Di ciò che doveva esserci. Capite: nulla.
O forse c’è, ma incompiuto:
Corpi destinati alle ferite, città alla distruzione,
Pene innumerevoli, ognuna diversa,
Cemento per i crematori, stati per la divisione
Assassini estratti a sorte: tu, e tu, e tu.
Sì, e aerei. Transistor. Video.
Uomini sulla luna. E quegli cammina e non sa.

Sia avvicina ad una baia, quasi una spiaggia.
Si abbronzano i turisti,
Signori e signore, annoiati, parlano
Di chi va a letto con chi, di bridge e del nuovo tango.
Quel giovane sono io. Lo fui, forse lo sono ancora
Anche se è passato mezzo secolo. Ricordo e non ricordo
Come si staccò da loro. Diverso, estraneo, estraneo.
Chiusi nella sua mente loro se ne vanno, svaniscono,
Li disprezza, lui giudice, osservatore.
Così la debolezza dell’adolescenza
Presagisce la malattia di un’era
Che non finirà bene. Gli incoscienti
Meritano di essere puniti: volevano solo vivere e nulla più.
Un’onda, pezzettini di giunco sulla ghiaia, nubi candide.
Oltre l’acqua tetti di case, un bosco. E l’immaginazione,
In essa villaggi ebrei, un treno attraverso la pianura.
Un baratro. La terra si scuote. Ma forse si scuote solo adesso
Mentre io qui apro i labirinti del tempo,
Come se conoscere significasse comprendere
E fuori dalla finestra i colibrì danzano?

Avrei dovuto. Che cosa avrei dovuto cinquantacinque anni fa?
Vivere nella gioia. In armonia. In fede. In pace.
Come se fosse stato possibile. E poi, più tardi, lo stupore:
Perché non sono stati saggi? Adesso tutto sembra
Un gioco di causa e effetto. No, anche questo è incerto.
Sarà responsabile chiunque ha respirato
Aria? Assurdità? Illusione? Idea?
Come chiunque visse là, in quel tempo, anch’io non vidi con chiarezza,
Ve lo confesso, miei giovani studenti.



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