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MIŁOSZ/ Sei lezioni in versi: perché cerchiamo un "ponte sopra la terra"?

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LEZIONE II

Tenere madri e sorelle, moglie e amanti.
Pensate a loro. Vissero, ed ebbero un nome.
Su una calda spiaggia dell’Adriatico vidi
Allora, tra le due guerre, una ragazza così bella,
Che volli fermarla in un momento irrevocabile.
La sua snellezza chiusa in un costume di seta
(Prima dell’era della plastica) di color indaco,
O ultramarino. Gli occhi viola,
I capelli biondi, leggermente fulvi: figlia di patrizi,
Forse discendente da una stirpe di cavalieri, i passi sicuri.
I giovani biondi, belli come lei,
Erano la sua corte. Sigrid o Inge,
Proveniente da una casa profumata di sigaro, e di benessere, di ordine.

“Non andartene, pazza. Riparati nelle sculture ieratiche,
Nei mosaici delle cattedrali, nelle aurore dorate.
Rimani come un’eco sulle acque al tramonto.
Non perderti, non fidarti. Non lo splendore, non la gloria,
Ma un circo di scimmie chiama te, e il cerimoniale del tuo clan”.

Questo avrei potuto dirle. Un’essenza? Una persona?
Un’anima unica? Mentre il giorno della nascita
E il luogo della nascita, e la figura dello zodiaco
Decidono chi sarà? Se sarà sedotta dall’amore
Per le consuetudini, dalla virtù obbediente?

Tuttavia, Dante si è sbagliato. Non avviene così.
La sentenza è collettiva. Una dannazione eterna
Dovrebbe affliggere tutti loro, sì, tutti.
E forse è impossibile. Gesù ha davanti a sé
Teiere a fiori, caffè, filosofari,
Paesaggi, e i colpi dell’orologio sulla torre del municipio.
Non convince nessuno, misero, con gli occhi neri,
Il naso aquilino, gli abiti sudici
Di un prigioniero o di uno schiavo, uno di quei vagabondi,
Che lo stato giustamente cattura e allontana.

Adesso che conosco molto, devo perdonare a me stesso
Le mie colpe così simili alle loro:
Volevo essere uguale agli altri, essere sempre come loro,
Chiudermi le orecchie, non sentire la chiamata dei profeti.
Per questo la capisco. Una casa tranquilla, un giardino,
E dal fondo dell’inferno, una fuga di Sebastian Bach.



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