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LETTURE/ L’allievo: vi racconto una lezione del mio maestro Ezio Raimondi

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Ezio Raimondi (InfoPhoto)  Ezio Raimondi (InfoPhoto)

Se lo si vuole, non vi si è ammessi, si è invitati ad abitarvi per un poco con lui. E la biblioteca che ciascuno di noi si è costruito per suo conto, se pure conserva inevitabilmente lo stigma dell’incrocio con la sua, tanto più vasta, rivela, nella trama di letture di cui si compone, il segno di un cammino individuale (“non c’è biblioteca di allievo di Raimondi, osservò una volta uno di noi, che contenga gli stessi libri di un’altra”), frutto di un rapporto tu a tu (anzi, “lei” a “lei”) con il maestro, unico e irripetibile, come unica e irripetibile sempre è l’esperienza dell’altro, quando si sottragga al ricatto dell’utile e non si immiserisca nella convenzione dei ruoli.

Forse, tirata qualche somma da questo un po’ erratico omaggio, verrebbe da concludere che il magistero, quando è veramente tale, lascia a chi ne ha goduto come allievo una traccia che non si perde, molto più preziosa di un debito di riconoscenza: la gratitudine per un’amicizia.


Ezio Raimondi, Le voci dei libri, a cura di Paolo Ferratini, Il Mulino, 2012

 

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