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LETTURE/ L’inverno che ha trasformato l’Italia in una "dittatura"

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Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)  Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)

Giustamente, Sapelli fa capire che ci sono in giro italiani in questo periodo che ricordano l'errore fatale, bollato da Niccolò Machiavelli, del tenebroso Ludovico il Moro che, per sconfiggere i veneziani, va dai francesi e si porta così il nemico in casa. L'autore del “L'inverno di Monti” ricorda le “privatizzazioni senza liberalizzazione degli anni Novanta”. I nuovi partiti definiti “arcipelaghi”, con Romano Prodi che diventa il referente di un blocco che si mette in mente di rifare il lifting all'Italia, magari sotto la spinta interessata delle banche d'affari anglosassoni, sensibilissime alle laute commissioni. E poi l'euro, l'instaurazione di una moneta unica che costituisce “una internazionalizzazione amministrativa e monetaria  a questa è ridotta l'Europa... Nessun manifesto di Ventotene)”. Una internazionalizzazione che consente alla Germania di fare un autentico take over sull'Europa, tutta allineata sulla politica di austerità per le esigenze di una  Germania che, come dice il vecchio e grandioso Helmudt Schmidt: la democrazia cristiana tedesca ha tradito il messaggio dei suoi padri fondatori e ha posto la Germania prima dell'Europa e non l'Europa prima della Germania “sia nella politica economica, sia nella politica estera”. E il tutto avviene in un quadro internazionale più ampio, dove l'unica cosa sicura è l'incertezza: “Sbaglieremmo se pensassimo che ogni analisi e ogni proposta di soluzione potesse presentarsi oggi con la serenità propria di un mondo di stabili certezze. La drammaticità dell'italica vicenda risiede nel fatto che non esiste più nel mondo un baricentro, una leadership a cui far riferimento e a cui render conto, come è tipico delle situazioni imperiali. Oggi gli imperi si sono sgretolati e si è perso il controllo delle province”.

E in una situazione come questa, con gli arcipelaghi politici italiani sbrindellati, il nostro Presidente della Repubblica pensa di uscire ricorrendo a una sorta di “dictator” romano dimidiato “ossia a metà, che ha poteri limitati perché sottoposti alla ratifica del Parlamento, che tuttavia è stato umiliato e indebolito per il modo stesso con cui è giunto al potere il nuovo governo”. I “dictator”, anche intesi come antica magistratura romana non fanno “altro che aumentare la sofferenza, che diventa disperazione”. “E' la crudeltà istituzionale che oggi sorge all'orizzonte. Mentre nessuno si ricorda che per far finire le crudeltà occorre il realismo delle scelte politiche”.

Le banche ritornino a fare le banche, l'Italia ritorni a percorrere la strada dell'economia mista. Sono parole coraggiose, di un economista-umanista che non si cura dell'impopolarità e che sa sfidare il conformismo becero dei tempi che viviamo. Sapelli offre sino alla conclusione del suo libro una domanda di sfida intellettuale: di che cosa parliamo? “Ci si divida su queste questioni e non sulle licenze dei poveri tassisti o sulle sofferenze inflitte a dei lavoratori anziani che si ritrovano disoccupati a cinquant'anni senza potere più avere né il potere, né la pensione. La carità senza giustizia è pelosa, ma la giustizia senza carità è crudele”.

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COMMENTI
24/03/2012 - germania docet (francesco taddei)

se la DC tedesca ha preferito mettere davanti la Germania all'Europa è perché il governo tedesco è responsabile davanti al popolo, non davanti alla burocrazia sovranazionale. Questo si chiama governo del popolo sovrano.