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LETTURE/ L’inverno che ha trasformato l’Italia in una "dittatura"

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Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)  Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)

Giulio Sapelli sembra che dica: ma di che cosa stiamo parlando, in questo momento di crisi e di futuro incerto, dove “tutto è instabile, tutto rischia di rovinarci addosso”? Il suo ultimo libro - “L'inverno di Monti”, accompagnato dal sottotitolo “Il bisogno della politica” (edito da Guerini e Associati) - è un saggio che dovrebbe essere imposto agli studenti delle facoltà italiane di Economia, soprattutto alla Bocconi, e poi lanciato dagli aerei, stile D'Annunzio, su Montecitorio e Palazzo Madama, oltre che vicino ad alcune redazioni della famosa stampa nazionale, il nostro celebre “wacht dog” all'amatriciana, nella speranza che qualcuno recepisca qualche concetto. Non possiamo avere la pretesa che gli inquilini dei palazzi italiani vogliano comprendere.

Giulio Sapelli è un grande economista, con un pregio e una marcia in più, a nostro modesto parere, di alcuni suoi colleghi cattedratici: è innanzitutto un umanista, che studia e comprende l'economia. Un umanista che conosce la storia e i classici, che sa leggere la politica e quindi, analizzando i grandi epocali fenomeni economico-finanziari, ha presente, sempre, le necessità degli uomini, delle società fatte di persone in carne e ossa. È un merito raro in un periodo di “crudeltà sociale”, dove il il bilancio, il deficit, lo stock del debito, lo spread sembrano i primi attori del grande spettacolo che coinvolge il mondo, mentre gli uomini sono comparse occasionali, oppure cavie per esperimenti di architettura finanziaria o di ultimative scelte di politica economica.

Oggi, dopo la bolla del debito privato (stimolato dalle banche) del 2008 e quella del debito pubblico del 2011, ascoltando gli economisti di cattedra e gli analisti delle grandi centrali finanziarie internazionali, viene in mente uno splendido film di Edourad Molinaro “La soupette”, dove c'è un dialogo serrato tra Talleyrand e Fouché dopo il Congresso di Vienna e il futuro della Francia. Fouché a un certo punto dice, fingendo stupore: “Ah, il popolo! Dimenticavo il popolo!”. Solo che Fouchè era cinico, ma intelligente. Mentre oggi ci sono solo dei “competenti”, cioè gli idraulici (con tutto il rispetto) di un appartamento che non hanno la visione dell'impianto complessivo di un grande condominio. Le tubature, ahinoi!, scoppiano a macchia di leopardo.

Che cosa spiega Sapelli ne “L'inverno di Monti”? In sette capitoli ricorda la specificità sociale ed economica italiana e il ricorrente “intreccio di storia nazionale e storia internazionale” dell'Italia. Scrive al proposito Sapelli: “L'intreccio tra nazione e internazionalizzazione opera sin dalla nascita dello Stato italiano e opera ancora oggi. Ma quell'intreccio non è stato culturalmente condiviso. E soprattutto esso non ha mai avuto conseguenze positive sulla crescita economica, se non meccanicamente seguendo i cicli del commercio mondiale. Piuttosto, quell'intreccio si è rivelato un intreccio predatorio sul piano di capitale fisso e intellettuale dall'Italia secolarmente accumulato”.



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COMMENTI
24/03/2012 - germania docet (francesco taddei)

se la DC tedesca ha preferito mettere davanti la Germania all'Europa è perché il governo tedesco è responsabile davanti al popolo, non davanti alla burocrazia sovranazionale. Questo si chiama governo del popolo sovrano.