BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

STORIA/ Quel frate cappuccino che permise il dialogo tra il Vaticano e l’Urss

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Interno della basilica di San Pietro (InfoPhoto)  Interno della basilica di San Pietro (InfoPhoto)

Il frate genovese, che aveva in precedenza prestato servizio missionario in Etiopia, dopo aver svolto l’attività di cappellano di lavoro nella tipografia in cui si stampava il quotidiano comunista L’Unità, si trovava ad espletare medesimo servizio pastorale di apostolato proprio presso il “Gaslini”. Damaso del resto conosceva da tempo Cartagenova, ex partigiano comunista e membro dell’Associazione Italia-Urss di Genova, e tramite questo contatto privilegiato aveva ottenuto l’ufficioso incarico di rappresentare il presule ligure presso i diplomatici sovietici. La scelta del religioso per tale delicato incarico diplomatico originava d’altro canto dalla stima personale di Siri, come provano queste sue espressioni durante le esequie del cappuccino nel 1988: «...è straordinario, che un uomo, apparentemente così minuto, fosse in grado di dare consigli sui più gravi problemi della Chiesa. Qualche Cardinale gli telefonava tutte le sere. Io l’ho avuto al mio fianco per quarantaquattro anni e molte cose non le avrei potute fare senza il suo aiuto e spesso senza la sua ispirazione». E Siri, proprio dietro intercessione di padre Damaso, sarebbe intervenuto a favore del console sovietico a Genova, Nikolaj Timofeev, il cui figlio era stato colpito da una grave malattia.

Del cospicuo flusso diplomatico tra i funzionari dall’ambasciatore sovietico in Italia (del tutto noto, secondo la testimonianza di Cartagenova citata da Lai, sia a Togliatti che al senatore comunista Mauro Scoccimarro), pure durante la stagnazione brezneviana, vi è oggi ampia testimonianza nel carteggio tra Siri e Damaso; ne ha pure reso conto Adriano Roccucci (già autore, tra l’altro, del saggio Santa Sede, Chiesa italiana e Unione Sovietica negli ultimi anni del pontificato di Pio XII, in La moralità dello storico: indagine storica e libertà di ricerca: saggi in onore di Fausto Fonzi, Rubbettino 2004), durante il suo intervento al recente convegno su Siri all’Istituto Sturzo dell’aprile 2011 (“Siri e l’Est ecclesiale”, prossimamente negli atti a mia cura che saranno pubblicati da Il Mulino). Lai ricorda, inoltre, che Siri gli confidò «dopo aver saputo ed approvato che ero stato messo al corrente delle vicende da padre Damaso – di non aver ritenuto, opportuno ragguagliare Pio XII dei contatti con i Sovietici e di averne informato Giovanni XXIII nel giugno del 1960 mentre passeggiava con il Papa nei giardini vaticani» (così ancora nel contributo Dal Diario di Padre Damaso).

È lo stesso vaticanista, del resto, a sottolineare come la data sia da tenere in dovuto conto, se non altro in quanto precede l’atteggiamento di Roncalli dinanzi ai gesti distensivi compiuti da Kruscev, a cominciare proprio dal ricordato messaggio di auguri del leader sovietico per gli ottanta anni del Papa. Secondo Lai il colloquio col pontefice si sarebbe concluso con il mandato all’arcivescovo di Genova di «proseguire nel dialogo “mantenendo socchiusa la porta”, libero di agire a sua discrezione». Siri avrebbe in seguito informato anche Paolo VI della sua azione diplomatica, per tramite del card. Amleto Cicognani, il quale richiese a padre Damaso una documentata relazione sui contatti da lui avuti e copia delle lettere scambiate con gli alti diplomatici sovietici. Bisogna infine ricordare che nel 1974 l’arcivescovo di Genova avrebbe compiuto il suo noto viaggio a Mosca, e di cui molto è stato detto durante il convegno di Genova del 2001: Vaticano e Unione Sovietica. L’azione e il ruolo del cardinale Siri.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >