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STORIA/ Quel frate cappuccino che permise il dialogo tra il Vaticano e l’Urss

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Interno della basilica di San Pietro (InfoPhoto)  Interno della basilica di San Pietro (InfoPhoto)

Fu pertanto Siri a scrivere il primo capitolo di quella che sarebbe poi diventata la “Ostpolitik” di Giovanni XXIII e Paolo VI, già studiata innanzitutto da Andrea Riccardi nel suo Il Vaticano e Mosca (Laterza, Roma-Bari 1992); vicenda diplomatica di cui sarebbe stato poi protagonista il card. Agostino Casaroli, e sulla quale si possono vedere in particolare i testi curati da Alberto Melloni (Il filo sottile. L’Ostpolitik vaticana di Agostino Casaroli, Il Mulino 2006), Giovanni Barberini (La politica del dialogo. Le Carte Casaroli sull’Ostpolitik vaticana, Il Mulino 2008), e del card. Achille Silvestrini (L’Ostpolitik di Agostino Casaroli, Edizioni Dehoniane 2009).

Nel suo Diario, De Luca, il 30 novembre 1961 era tornato sul telegramma di Kruscev, definendolo un «immenso fatto»: anche se il “prete romano” non poteva probabilmente saperlo, la via era già stata aperta a Genova, ponendo le premesse per una mediazione diplomatica che nel successivo pontificato di papa Wojtyla si sarebbe posta al cuore della conclusione della Guerra Fredda, e del cui impatto gli storici devono ancor oggi offrire una piena e appropriata rappresentazione.

 

 



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