BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTERA/ Cara Concita, qui in Spagna non abbiamo bisogno di odio "Made in Italy"

Pubblicazione:

Concita De Gregorio (InfoPhoto)  Concita De Gregorio (InfoPhoto)

Questo odio che disseziona la realtà per farla combaciare con la propria ideologia e che lancia anatemi contro chi non sta dalla stessa parte abbonda in Spagna, come i prosciutti saporiti e il buon olio d’oliva. Proprio per questo surplus, l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è importare odio italiano. Tuttavia, nella storia della Spagna ci sono stati altri tipi di memoria ed eventi che escono dallo schema del rancore ideologico, sia di sinistra, che di destra o di centro.

Uno di questi casi è la cosiddetta Transizione spagnola: un momento storico in cui gli spagnoli, di destra e di sinistra, hanno preferito, non senza parecchi sacrifici, la riconciliazione al rancore perpetuo, la democrazia e la moderazione al “Duello rusticano” di Goya. Lo spiega molto bene la mostra “La transizione spagnola, la forza della riconciliazione”, che si è potuta visitare nei giorni scorsi a Encuentromadrid e che è stata curata da Fernando de Haro, cui hanno collaborato politici (di destra e di sinistra) che hanno partecipato alla Transizione, storici e studenti.

Dalla fine degli anni Sessanta cuoceva a fuoco lento in Spagna uno spirito di riconciliazione che è sfociato, dopo la morte di Franco nel 1975, nell’unico caso di transizione pacifica da una dittatura a una democrazia nella storia europea del XX secolo. Reinterpretare la Transizione e voler reinstaurare l’odio della guerra civile non è un esercizio di memoria storica, ma, come ha scritto lo storico Stanley Payne nel catalogo della mostra, “un tentativo di rompere il modello politico della Spagna, il modello dello Stato, per riorientarlo verso un sistema settario”. Scrive De Haro: “Il 14 luglio 1976 si potevano leggere le seguenti parole su Mundo Obrero (“Mondo operaio”, ndr), organo di stampa del Pce (Partito comunista spagnolo): ‘Non si può scherzare con il desiderio di amnistia di tantissime persone. L’amnistia è la condizione primaria per la riconciliazione degli spagnoli e il ripristino della libertà’. Era la sinistra ed era tutta la Spagna, quindi, a parlare di riconciliazione. Non è stato dimenticato, c’è stata molta memoria, di quella buona”.

È noto che Isocrate, quando stava per terminare la guerra del Peloponneso, scrisse che occorreva “governarsi collettivamente, come se nulla fosse accaduto”. Alcuni hanno detto che questo è quello che è successo nella Germania post-hitleriana. Beh, non è stata questa la tendenza dominante nella Spagna che voleva uscire dagli anni della dittatura franchista. Gli spagnoli sapevano quello che era successo, ma hanno preferito guardarsi in faccia e costruire insieme: così hanno fatto i ministri franchisti e i leader comunisti, socialisti e del centro. Monsignor Fernando Sebastián, arcivescovo emerito di Pamplona e testimone privilegiato di quegli anni, ha sottolineato durante la tavola rotonda che ha presentato la mostra a Encuentromadrid che ciò che è successo quindi è che è stata “trasmessa una mentalità rinnovata che voleva superare la contrapposizione dei due blocchi. Una mentalità in primo luogo di perdono – sapevamo chi era morto e come, ma avevamo la volontà di andare oltre –, e in secondo luogo di riconoscere all’altro il proprio identico status”. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
29/03/2012 - Bipolarismo perfetto? (Giuseppe Crippa)

Gentile bess luc, per la verità c'è anche IlSussidiario... Lei dove lo colloca?

 
29/03/2012 - informazione di parte (bess luc)

Purtroppo nel nostro paese la situazione dell'informazione è drammatica. Ci sono da una parte quelli che dicono che è tutta in mano a Berlusconi e dall'altra quelli che forse sono anche peggio.