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IDEE/ Quei processi che hanno distrutto la parte buona della politica

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Dunque anche la società, seguendo l’idolo, ha condannato il verduraio; e al poveruomo non resta che cercare nell’ idolo stesso riposo e pace: ritornare in prigione, nella casa della verità processuale.

Perché l’idolo si è portato via anche il buon lavoro di Crainquebille, la piccola opera costruita giorno dopo giorno lungo tutta la sua vita; quel buon lavoro che si vedeva nelle verdure scelte e nel carretto curato, e nei clienti – oggi si direbbe – fidelizzati. L’idolo ha reso marcio (ha marcito) il buon lavoro, la buona vita.

Sarà un caso, ma dal 1992 – l’anno di mani pulite –  l’Italia non cresce. È lecito domandarsi se anche in questo caso la verità processuale non abbia finito per  “marcire” la parte buona della politica, quella che ha favorito e assecondato il buon lavoro del popolo.

La verità processuale assomiglia alla verità, la si può scambiare per la verità, ma non è la verità. Con gli stessi studenti abbiamo visto un film, 12, il remake di una famosa pellicola del 1957, La parola ai giurati. In questo film la verità processuale riconosce l’innocenza della persona sottoposta a giudizio per omicidio e la libera. Ma l’assoluzione dell’innocente lo espone alla vendetta di una cosca di delinquenti, condannandolo a morte. Allo stesso modo, la benevolenza della guardia aveva involontariamente condannato Crainquebille alla fame e all’emarginazione.

Qui la verità processuale coincide con la verità delle cose, ma non basta a salvare dalla condanna l’uomo liberato dalla giustizia del diritto. L’idolo può essere giusto oggettivamente, ma astratto dalla realtà, cinicamente condanna.

Scrive Carlo Michelstaedter in La Persuasione e la Rettorica:Così per poco che l’uomo vivendo chieda come giusto per sé, infinito gli resta il dovere verso la giustizia. Il diritto di vivere non si paga con un lavoro finito ma con un’infinita attività. La giustizia deve sapere che la vita è drammatica, ha i suoi fallimenti, le sue morti, le sue malattie; se persegue la chimera d’una purificazione assoluta ad ogni costo finisce per negare se stessa: l’uomo giusto non vive più, né può più vivere.

Piuttosto si deve cercare di mettere nel mezzo di questa vita le condizioni per affrontarla: Infinito gli resta il dovere verso la giustizia. È questo dovere che comprende che la vita è positiva e la politica una condizione che questa positività possa concretarsi.

Nella tradizione cristiana il diavolo è l’accusatore del poveruomo, ma Maria, la Madonna, è l’advocata nostra perché s’è immischiata con il dovere infinito verso la giustizia, verso il bene per sé.

 

(Gianmario Gatti e Mauro Grimoldi)



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