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IDEE/ Nichilismo, quel "tarlo" che rode anche il desiderio di verità

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Michelangelo, David (1501, particolare; immagine d'archivio)  Michelangelo, David (1501, particolare; immagine d'archivio)

Il desiderio non è la dinamica che apre semplicemente al soddisfacimento ( immediato e senza banco di prova) ma implica, strutturalmente, come Lacan insegna, una castrazione e un’accettazione del limite. Il desiderio è proprio ciò di cui noi manchiamo, in questa società, perché supini di fronte ad un rappresentazione perversa del desiderio.

L’altra critica rivolta da Esposito riguarda il presunto superamento della”svolta linguistica”. Il realismo, per quanto nuovo, ne è davvero il superamento? O non ne è che lo spostamento sull’altra sponda, in una dinamica in cui le cose stesse, secondo la tesi già di Nietzsche, sono infarcite di interpretazioni? Cose e interpretazioni, mondo e soggetto non sono piuttosto parti di un movimento più originario che li avvolge e li genera? Afferma Esposito: “Il pensiero non soltanto nasce dentro una determinata realtà, ma a sua volta produce realtà. Non possiamo concepire il pensiero come un soggettivo che si oppone ad un oggettivo, ma come una struttura della “vita” (queste tesi sono sviluppate nel suo recente volume Pensiero vivente. Origine e attualità della filosofia italiana,2012).

Continuo a citare: “Non esiste un soggetto unico, contrapposto al proprio oggetto. Il confronto, ed anche lo scontro, che insieme unisce e divide gli uomini,verte sulla relazione insolubile di realtà e pensiero, natura e storia, tecnica e vita”.

Rispetto a questi problemi, ovviamente aperti, si tratta, propone Esposito e mi sembra giusto dargli ragione, di aprire una discussione “franca e vivace”, anche a partire dalla sollecitazione del Manifesto di Ferraris. Corriamo oggi il pericolo che la difficoltà di scorgere punti di riferimento credibilmente “veritativi”, “e la conseguente esposizione ad un mero “nichilismo”, ci induca ad abbracciare un realismo necessariamente più rinunciatario, cioè la resa ad una gestione pragmatica  delle cose e dei legami sociali, senza rischio e senza desiderio.



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