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IDEE/ Lafforgue: la ricerca della verità è un'impresa cattolica

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Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-01; particolare. Immagine d'archivio)  Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-01; particolare. Immagine d'archivio)

Questo fatto, che è più eloquente di qualsiasi discorso sul valore conoscenza, invita ad interrogarsi sulla ragione d’essere dell’istituzione universitaria e sul senso del valore che larghi strati della società attribuiscono alla conoscenza in se stessa.

Naturalmente, milioni di famiglie si preoccupano dell’educazione dei propri figli innanzitutto perché i genitori si aspettano come ricompensa per questi studi un innalzamento sociale, un miglioramento delle condizioni di vita. Ma quest’osservazione non fa che ripercuotere la questione del valore riconosciuto del sapere dalle famiglie alla società nel suo insieme: in una società che ignori il valore della conoscenza, lo studio non permetterebbe una promozione sociale; ricercare e insegnare non darebbero i mezzi per vivere. 

Si potrebbe obiettare che, con lo sviluppo sempre più straordinario della tecnica, la conoscenza è diventata una fonte di potere e ricchezza. Ma questo non spiega la nascita e lo sviluppo delle università medievali né il sorgere delle scuole filosofiche greche o dei circoli intellettuali animati dal desiderio di sapere in molteplici civiltà. Uomini si sono dedicati allo studio e alla riflessione, sono stati mossi dal desiderio di trasmettere i frutti delle loro ricerche e hanno riunito discepoli attorno a loro, molto prima che lo studio permettesse la costituzione di un nuovo potere sulle cose e sugli uomini. Ancora oggi, la maggior parte delle discipline accademiche non sono direttamente legate a tecniche di dominio del mondo.

Siamo dunque portati a riconoscere questo: la prima ragion d’essere dell’università, come di tutte le tradizioni di ricerca e di trasmissione della conoscenza e delle istituzioni che hanno incarnato tali tradizioni, è il desiderio della verità. 

Viviamo in un’epoca di relativismo, dove la maggior parte delle persone sperimenta un tale disagio di fronte al concetto di verità da trovare ripugnante l’uso della parola che la designa. Questo disagio e quest’avversione sono presenti anche tra scienziati e universitari. Tuttavia, qualsiasi pubblicazione scientifica e qualsiasi insegnamento sono irriducibilmente carichi di una pretesa di verità, senza la quale non esisterebbero nemmeno. Nessun articolo di ricerca sarebbe mai letto, nessun insegnamento sarebbe mai ascoltato, nessun professore sarebbe mai assunto da una qualsivoglia istituzione, se non fosse almeno in parte riconosciuto un certo credito alla verità che portano. Se un ricercatore o un universitario non trattenesse al fondo del suo essere una fiducia irriducibile nella verità, indipendentemente da ciò che superficialmente possa pensarne o dirne, mai scriverebbe anche solo un articolo, mai dispenserebbe un insegnamento, mai comparirebbe davanti agli studenti o discuterebbe con i colleghi. Se i nostri contemporanei avessero abbandonato la verità come la maggior parte delle persone sostiene, le università, le accademie e i centri di ricerca sarebbero abbandonati e cadrebbero in polvere e rovina. Ma, costatiamolo, in realtà tutte queste istituzioni continuano ad esistere. Anzi, sono più numerose che mai. Questo significa, più di qualsiasi dichiarazione d’amore al sapere, che nonostante ciò che dicono, i nostri contemporanei non hanno rinunciato alla verità.

La parola “verità” esiste nel linguaggio innanzitutto per richiamare una realtà misteriosa che non può mai essere pienamente posseduta. È impossibile rinchiudere la verità in una qualsiasi definizione che la contenga, e tutte le idee accurate che noi possiamo formulare su di essa possono solamente avvicinarla. Ora, le idee degli uomini sulla verità guidano lo sviluppo delle differenti forme storiche delle istituzioni – scuole di saggezza, scuole di filosofia, università – fondate in vista della verità. 

Passiamo in rassegna alcune idee sulla verità che sono venute in mente agli uomini nel corso della storia. In primo luogo, l’esattezza e la fattualità sono caratteri della verità. La verità si manifesta in ciò che è vero, nei fatti come sono. In questo senso, essa si oppone a ciò che è falso. 



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