BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ Lafforgue: la ricerca della verità è un'impresa cattolica

Pubblicazione:

Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-01; particolare. Immagine d'archivio)  Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-01; particolare. Immagine d'archivio)

Perché? Qual è dunque l’ambito di competenza dell’Università? Da quale sorgente sgorga silenziosamente la forza che permette ai suoi membri di sormontare sentimenti umani molto forti e consacrare la loro vita allo studio minuzioso di fatti apparentemente senza pertinenza e senza rapporto con la loro vita?

Da parte mia sono persuaso che quest’ambito sia di natura teologica. L’Università nasce dalla rivelazione giudaica e cristiana nel modo in cui è stata approfondita dalla teologia cattolica medievale. Detto ciò, non parlo soltanto e nemmeno specialmente delle Università ufficialmente cattoliche, parlo dell’Università in generale. L’Università deve il suo principio alla sua gestazione in seno alla Chiesa più di otto secoli orsono.

Il principio fondante il piano universale e sistematico dell’Università e il suo “dogma” d’obbedienza scrupolosa ai fatti, principio sul quale si fonda tuttora, è limpido: è la rivelazione che Dio è il creatore di tutte le cose.

Poiché tutte le cose sono create da Dio, tutte meritano di essere studiate. Poiché tutte le cose sono create dall’unico Dio, tutte sono in relazione con l’assoluto, anche se il loro legame – e con esse quello dei loro più piccoli dettagli – con la fonte dell’essere ci è oscuro. Continuare a progredire nello studio di questo o di quell’oggetto particolare, il cui legame con l’assoluto resta nascosto, o sembra addirittura oscurarsi sempre più man mano che le conoscenze continuano a ramificarsi, presuppone che, a un livello più profondo di quello della coscienza, la comunità dei ricercatori conservi una fede indistruttibile nel credere che tutte le cose siano pertinenti.

Tutte le cose meritano d’essere studiate con la preoccupazione la più scrupolosa possibile dell’esattezza, la preoccupazione di capire le cose per quello che sono, di mettersi all’ascolto della loro verità delicata, di essere ogni giorno pronti a rimettere in discussione le immagini che abbiamo per decifrare, con una fedeltà ancor più grande, il loro linguaggio muto. Poiché ogni cosa, essendo creata da Dio, ci dice qualcosa del suo Creatore, che è infinitamente più grande di noi e che non ci inganna. Poiché tutto è stato creato dalla Parola di Dio, dal suo Verbo, tutto è Parola di Dio, parola del Verbo, parole della Parola.

Ma il Dio della rivelazione giudaica e cristiana non è solo unico e assoluto, non è solamente il Creatore di tutto ciò che è, Egli è soprattutto il nostro Creatore. A differenza delle cose, ci ha creati «a sua immagine e somiglianza» (cf. Gn, 1, 26). Lui che è il Verbo, Logos, ci dà la parola e la ragione. Il filosofo tedesco Josef Pieper, in uno studio magnifico e profondo consacrato a San Tommaso d’Aquino (1), ha mostrato che il concetto di creazione da parte del Dio della rivelazione ha in San Tommaso due corollari che sottendono tutto il suo pensiero sul mondo: prima di tutto, non vi è limite all’intelligibilità del mondo creato da Dio. In secondo luogo, questa intelligibilità della creazione è insondabile, inesauribile, infinita. Così il più grande maestro dell’Università medievale esprime la condizione della possibilità di un approfondimento illimitato della conoscenza sulla quale si fonda, fino ad oggi, l’esistenza e la struttura dell’Università.

Ma vi è di più, il Dio della rivelazione, che ci ha creati «a sua immagine e somiglianza», ha creato ognuno di noi per amore. Egli interviene nella storia collettiva e individuale com’è dimostrato sia dalla storia del popolo di Israele sia da quella della Chiesa. Egli veglia su ognuna delle nostre vite al punto che, racconta il Vangelo, «perfino i capelli del vostro capo sono tutti numerati» (Mt 10,30). L’amore del Dio della rivelazione cristiana si spinge al punto che, per la nostra salvezza, Egli ci ha donato il suo Figlio unico. Poiché è lo stesso Dio che è Creatore di tutte le cose e al tempo stesso Colui che ci ama di un amore senza paragoni, come non concludere che tutte le cose non solo sono legate all’assoluto ma anche che nessuna è indifferente per le nostre vite, che esiste un rapporto tra il segreto delle nostre vite e tutte le cose che si presentano a noi, e che tale rapporto è fondato in Dio?



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >