BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ Lafforgue: la ricerca della verità è un'impresa cattolica

Pubblicazione:

Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-01; particolare. Immagine d'archivio)  Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-01; particolare. Immagine d'archivio)

Si sarebbe tentati di pensare che non sia possibile arrivare a tale conclusione che all’interno della fede, poiché il senso delle cose inerenti alle nostre vite sembra allontanarsi sempre più con l’approfondirsi senza fine delle conoscenze; allo stesso modo l’unità di tutte le cose fondate nell’unico Creatore sembra dissolversi sempre più a causa della diversificazione e della ramificazione dei saperi. Ciò nonostante, nelle Università di tutto il mondo, si continua a coltivare ogni sapere, ad approfondirlo e a trasmetterlo. Ci troviamo così a confrontarci col paradosso che la maggior parte di ciò che si fa in università non ha pienamente senso al di fuori della fede nel Dio della rivelazione giudaica e cristiana, fede che la maggioranza degli universitari non hanno o non hanno più; e questi stessi universitari che non hanno la fede continuano a ricercare e a insegnare particelle di verità come se avessero tale fede e, spesso, meglio di altri che hanno la fede.

Prestare attenzione a tutte le cose create contro l’apparente evidenza della loro futilità, portare su di esse uno sguardo che non si giustifica appieno se non per il fatto che non ci sono state date senza senso, contro l’apparente evidenza della loro assenza di interesse per la nostra vita, sono atti di grande fiducia nel Dio creatore. Sono anche atti di lode. Sì, l’università è nata in seno alla Chiesa, come istituzione votata alla lode di Dio per la Sua creazione, una lode che prende la forma di uno studio sempre più attento di tutto ciò che esiste. Nell’esatta misura in cui l’università coltiva questo studio e si attiene al suo principio fondante di rispetto scrupoloso del reale, continua a far salire verso Dio una forma di lode.

La lode e la benedizione di Dio per la Sua creazione stanno al cuore della pietà ebraica. Non è forse possibile distinguervi una ragione profonda della meravigliosa fecondità di cui danno prova, nell’ambito universitario, innumerevoli ricercatori e professori provenienti dal popolo ebraico? In ogni caso, è un fatto che ai giorni nostri il popolo ebraico sia divenuto un servitore migliore di tanti cattolici di quell’istituzione eminentemente cattolica che è l’Università. Anche se vi possiamo scorgere una manifestazione della relazione misteriosa tra il popolo ebraico e la Chiesa, tale realtà costatabile dovrebbe anche far riflettere i cattolici del nostro tempo sulla loro mancanza di fede nel Dio Creatore e sul loro poco ardore nell’innalzare a Dio la lode.

L’allusione alla fecondità così notevole di moltissimi universitari d’origine ebraica ci porta a riconoscere una doppia vocazione umana d’importanza capitale, condivisa dal popolo ebraico e dalla Chiesa: la paternità e la filiazione. Paternità e filiazione sono coltivate e vissute nel popolo ebraico nel doppio ambito della famiglia e delle comunità di studio costituite attorno ad un Rabbino che insegna; esse si ritrovano nell’università nella forma della relazione tra maestro ed allievo. Non è senza conseguenza per l’Università, nata nel seno della Chiesa, il fatto che, per la fede cristiana, paternità e filiazione hanno il loro modello in Dio. Dio è Padre come prima persona della Santa Trinità, è Figlio come seconda persona unita al padre da un amore che è lo Spirito Santo, e il Figlio ci ha insegnato a pregare chiamando Dio “Padre nostro”. La nostra epoca è traversata da una crisi molto grave della paternità e della filiazione, crisi strettamente legata a un rigetto di Dio. L’università resta fedele al suo battesimo nella Chiesa quando, mantenendo la relazione tra maestro e allievo, preserva e perpetua un’immagine e una forma di paternità e filiazione che trova il suo modello in Dio.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >