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IDEE/ Lafforgue: la ricerca della verità è un'impresa cattolica

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Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-01; particolare. Immagine d'archivio)  Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-01; particolare. Immagine d'archivio)

Per la teologia della Chiesa l’insegnamento trova la sua sorgente nella paternità divina, secondo la parola stessa di Cristo : «...tutto ciò che ho ascoltato dal Padre ve l’ho fatto conoscere» (Gv 15,15). L’insegnamento ha il suo modello in Dio, poiché il Verbo fatto carne e, nella sua vita pubblica il Cristo, vero uomo e vero Dio, ha principalmente consacrato la sua attività ad insegnare ai discepoli e alle folle che venivano ad ascoltarlo. La Chiesa, sposa e corpo mistico di Cristo, è anche detta docente e, nel corso dei secoli, una schiera innumerevole di preti e membri di congregazioni maschili o femminili hanno scelto, sull’esempio di Cristo, di insegnare piuttosto che di generare. È cosa particolarmente notevole che attualmente l’uomo che lo Spirito Santo ha ispirato alla Chiesa come scelta del proprio pastore sia un prete professore universitario.

Se è vero che il semplice fatto che Cristo abbia insegnato è determinante per l’Università nata dalla Chiesa, altrettanto determinante deve essere il contenuto dell’insegnamento di Cristo così come è stato trasmesso dai Vangeli. E poiché la ragion d’essere dell’Università è la ricerca della verità, ciò che Cristo ha affermato della verità è certamente quanto vi è di più decisivo per l’università. Ad esempio, il desiderio d’emancipazione attraverso lo studio e la conoscenza, che nel corso degli ultimi secoli ha animato così tanti professori di ogni fede e ha ispirato la fondazione di numerose scuole, non è forse derivato, anche se in un senso riduttivo, da una semplice frase di Cristo che non ha ancora smesso di risuonare nel cuore degli uomini: «la verità vi renderà liberi» (Gv 8, 32)?

Il Vangelo di Giovanni riferisce un’altra dichiarazione di Gesù che è senza dubbio l’affermazione più incredibile che sia mai stata formulata a proposito della verità. È l’affermazione di Cristo su se stesso: «Io sono la via, la verità e la vita» (GV 14, 6). Come è possibile che una determinata persona, in un preciso momento della storia abbia  potuto dire: «Io sono la verità»? È concepibile che una tale affermazione abbia un senso? E qual è tale senso? Quale spostamento decisivo deve subire il concetto di verità affinché una persona, fosse anche Dio, possa identificarsi con la verità?

È chiaro che una tale affermazione non sarà mai interamente compresa dagli uomini, li interrogherà sempre, obbligandoli a rimettere in gioco le loro rappresentazioni limitate della verità. Ma anche una comprensione molto parziale di questa formula ha grandi conseguenze. Così l’identificazione che il Cristo opera nella sua persona della “via”, della “verità” e della “vita” non è estranea a due principi importanti della vita intellettuale dell’Università: prima di tutto, per tutti coloro che, in modo significativo, qualificano se  stessi con la parola «ricercatori», vi è altrettanta e forse più verità nella ricerca della conoscenza, cioè nella via, che nel risultato o nelle conoscenze trovate. In secondo luogo, nella misura in cui la ricerca della conoscenza è orientata verso la verità, la vita intellettuale merita effettivamente il nome di vita.

L’identificazione inaudita della verità con la persona di Cristo segnala altresì agli universitari, che hanno spesso bisogno che questo sia loro ricordato, che il loro sapere e la loro intelligenza non sono tutto. Se la verità è una persona, le conoscenze e la ricerca non sono tutta la verità, e la vita intellettuale non è tutta la vita.

L’università nata dalla Chiesa riceve dalla Chiesa stessa il suo posto buono e legittimo, che sta in alto, ma non al di sopra tutto. Siccome l’intelligenza, che permette l’uso della ragione, è un bene di grande valore che Dio dona, il sentimento che si può avere di possederla a un grado molto elevato può far nascere una grande vanità. Una vanità tanto più pregnante tra scienziati ed eruditi che le istituzioni universitarie e accademiche l’incoraggiano con un sistema molto organizzato di onorificenze. Anche gli universitari hanno bisogno, affinché non si perdano, di ricordarsi la preghiera che il Cristo «esultando di gioia nello Spirito Santo» disse a suo Padre: «Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli» (Lc 10, 21).



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