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IDEE/ Lafforgue: la ricerca della verità è un'impresa cattolica

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Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-01; particolare. Immagine d'archivio)  Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-01; particolare. Immagine d'archivio)

Gli universitari hanno bisogno, come e più di tutti gli altri uomini, d’esser periodicamente ricondotti all’umiltà, madre di virtù. Tale costatazione ci induce a porci la domanda riguardo al distacco e, più profondamente, riguardo alla presenza o all’assenza della croce di Cristo nella ricerca universitaria della conoscenza.

Mi sono reso conto che questo tema è evocato almeno da un grande pensatore, la filosofa francese Simone Weil, sorella minore di uno dei più grandi matematici del XX secolo, André Weil. Nell’opera di Simone Weil, il riflesso inatteso del mistero della Croce fin nella ricerca della conoscenza prende il nome dello stare di fronte alla contraddizione (2). Simone Weil vede in quella che chiama l’apparizione della contraddizione, nelle scienze e in particolare in matematica, la verità più profonda che si manifesta nella ricerca della conoscenza. Vorrei, nell’ultima parte di questa conferenza, riprendere alcuni elementi di riflessione di Simone Weil e aggiungervi un paio di approfondimenti.

Sono, in effetti, pronto a fare l’ipotesi che l’impresa medievale dell’Università, proseguita di epoca in epoca fino ad oggi, sarebbe stata impensabile senza la conoscenza della Croce di Cristo, che comprende in un certo senso una forma di partecipazione a quella croce, e che è sostenuta dalla speranza della Resurrezione.

Il confronto con la verità dei fatti, l’obbedienza alle cose come sono, la docilità al reale, dunque la rinuncia a se stessi e ai propri sogni immaginari per arrendersi alla verità, costituiscono, l’abbiamo detto, il principio fondante e la regola costitutiva dell’Università. Un ricercatore universitario è, nella misura in cui si rende degno di questo nome, un uomo che accetta di essere guidato dai fatti là dove non avrebbe voluto né immaginato di essere condotto. Di proposito riprendo qui le parole con cui Cristo avverte Pietro, il principe degli apostoli: – «un altro ti cingerà e ti condurrà, dove tu non vorrai» (Gv 21,28) – dopo che, per tre volte, Pietro aveva professato il suo amore per Lui. Un ricercatore prende d’assalto i fatti, tenta anzitutto di ottenere che essi obbediscano al sue idee preconcette, ma i fatti gli resistono con una durezza più forte del diamante e la volontà del ricercatore, sfinita dopo così tanti assalti lanciati invano, finisce per spezzarsi. È solo a questo punto che lo spirito del ricercatore, che la prova ha reso un po’ più ricettivo alla verità, può infine accettare di inchinarsi di fronte ai fatti quali essi sono, lasciarsi condurre da essi e di diventare il tramite di una verità più sottile e più bella, mai intravista prima, che non viene da lui. Questa esperienza è una esperienza che ogni vero ricercatore conosce. È per renderla possibile e per ripeterla sempre più in profondità che l’Università è stata fondata nove secoli fa, che si è sviluppata generazione dopo generazione e che esiste ancora oggi.

La prova della contraddizione di fronte al reale è duplice: è una prova nel contempo per la volontà e per l’intelligenza. Non solo le cose rifiutano di piegarsi alla nostra volontà, ma oppongono alla nostra intelligenza una lunga resistenza e infine si arrendono ad essa, ma solo parzialmente, solo dopo immensi sforzi, di cui, a posteriori, non si capiscono il perché e la necessità. Si dedicano per esempio molti anni di fatica per tentare di capire un solo punto, e quando infine appare una piccola luce, si capisce che tutti i tentativi infruttuosi che si erano fatti erano troppo complicati e che le cose attendevano di essere percepite nella loro semplicità. Ci si dice allora che la nostra intelligenza deve veramente essere contorta per essere rimasta cieca così a lungo.

La semplicità e lo splendore della verità possono apparire nella loro bellezza risplendente non solo dopo anni, ma dopo secoli di sforzi perseguiti di generazione in generazione. Questa esperienza che già abbiamo porta naturalmente a credere che alcune questioni scottanti che si pongono oggi potrebbero cominciare a chiarirsi per l’intelligenza solo dopo millenni di vita universitaria. Ciò domanda ai ricercatori immersi nella notte, individualmente e collettivamente, di non scoraggiarsi.



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