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IDEE/ Lafforgue: la ricerca della verità è un'impresa cattolica

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Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-01; particolare. Immagine d'archivio)  Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-01; particolare. Immagine d'archivio)

Siamo onesti. Come credere che le cose a cui consacriamo la nostra vita, e di cui esistono miliardi e miliardi di copie simili, queste cose che non hanno bisogno di noi e di cui non abbiamo apparentemente nessun bisogno reale, sono create dallo stesso Dio che ci ama di un amore senza paragoni, quell’amore la cui prova è «dare la propria vita per i propri amici» (Gv 15,13)?

Ma siamo ancora più onesti. Ci sarebbe ancora oggi anche solo un universitario a continuare a studiare queste cose se non sussistesse in lui veramente alcuna speranza che queste cose, contro ogni apparenza, non ci sono date senza senso, che sono significative, che sono in relazione con la verità, con una verità che è la vita?

La terza ed ultima notte del sapere universitario è quella delle apparenti contraddizioni tra le scienze, per non parlare delle contraddizioni tra i saperi e il senso comune, o quelle tra le conoscenze oggettive e la sensibilità. 

Ogni scienza è portatrice di una visione del mondo che è alla sua origine e che approfondisce e manifesta nel corso del suo sviluppo. E ogni scienza tende a confortare con argomenti sempre più solidi la visione che l’ha fatta nascere, a costo di far evolvere questa visione. Ora, le diverse visioni del mondo che sottintendono lo sviluppo delle diverse scienze appaiono come contradditorie tra loro. Per esempio, la fisica moderna ereditata da Galileo, Cartesio e Newton si fonda sulla convinzione che “il mondo è scritto in un linguaggio matematico”, ossia riducibile a misure fisiche che sono sottomesse a leggi che si tratta di scoprire. In altre parole, il mondo è riducibile a numeri legati da identità matematiche. Detto ancora altrimenti, esso è rappresentabile all’interno del pensiero matematico sotto forma di oggetti geometrici. Dopo molti secoli di maturazione questi principi sono sfociati in una teoria meravigliosamente bella e straordinariamente confermata dalle misure che essa permette di prevedere, ma che non distingue più lo spazio dal tempo. Ora, l’assenza di distinzione tra spazio e tempo non soltanto è contraria all’esperienza più intima che abbiamo del trascorrere del tempo, ma toglierebbe tutto il senso ad altre scienze come la biologia, per non parlare della storia. Nella notte della ragione fatta di contraddizioni apparentemente irriducibili tra scienze che hanno tutte solidi argomenti da far valere, può essere grande la tentazione, per gli universitari, di credere di fuggire alla loro notte rifiutando di vedere le contraddizioni o pretendendo di risolverle a buon mercato. Così i rappresentanti di una data scienza sono tentati di pensare che le altre scienze e addirittura le nostre esperienze sensibili, sarebbero intessute di illusioni, a cui solo la scienza cui appartengono sfuggirebbe.

Questo schema si riproduce nella drammatica relazione, o assenza di relazione, tra le scienze e il contenuto della rivelazione. Ridiciamolo ancora: l’Università è un’impresa cattolica. Essa è fondata su un sapere che è quello dato nella rivelazione. Ma il progresso delle diverse scienze non ha apportato prove sulla verità della rivelazione. Agli occhi di molti, esso le ha addirittura sottratto la sua attendibilità. D’altronde, il punto decisivo non è tanto che il contenuto di alcune scienze sembra aver contraddetto taluni contenuti della rivelazione. Piuttosto, il contenuto di queste scienze è diventato progressivamente estraneo alla rivelazione, ha dato l’impressione di non aver più nulla a che vedere con essa. Lo studio plurisecolare delle scienze ha portato alla formazione di nuovi tipi culturali, diversi da quelli dei credenti. Scienziati e credenti sono diventati quasi due umanità distinte, che si temono l’un l’altra come temono l’immagine della propria notte. 



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