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LETTURE/ Solženicyn: perché non è la rivoluzione a cambiare il mondo?

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Aleksandr Solženicyn (InfoPhoto)  Aleksandr Solženicyn (InfoPhoto)

Come Solženicyn, riformato alla visita militare Gleb Neržin accoglie con entusiasmo nelle aule universitarie di Mosca lo scoppio della guerra, ma non riesce a farsi arruolare; finalmente reclutato in un reparto di salmeria, si ritrova in marcia coi suoi sgangherati e poco entusiasti commilitoni («era il contingente degli invalidi»), diretto non verso il fronte ma verso le retrovie, non su mezzi motorizzati ma su carri trainati da cavalli, come i popoli nomadi turco-tatari che compivano le loro incursioni nell’antica Rus’ («nel breve spazio di quegli otto secoli non era insomma cambiato niente»). Impaziente di combattere per portare la rivoluzione nel mondo, Neržin riuscirà infine a lasciare le salmerie e a farsi spedire al fronte: sarà per compiere un missione, e questa volta viaggerà da solo, in treno, diretto a Stalingrado.

Ama la rivoluzione si configura così come un romanzo di formazione, nel quale l’autore, poco più vecchio del suo protagonista-alter ego, narra i fatti con partecipe ironia, mostrando come Neržin impari dapprima a insegnare, poi, una volta arruolato, a curare e amare i cavalli, a viaggiare in tempo di guerra, insomma a diventare un soldato e, soprattutto, a osservare e conoscere gli uomini nella viva realtà, dimenticando per sempre nella cartella il volume di Engels Rivoluzione e controrivoluzione in Germania, che per tutto il romanzo si trascina dietro senza mai aprirlo. Neržin impara a scorgere la realtà dietro l’Idea e i simboli, e a conoscere la pietà, ignota all’ideologia sovietica. Pietà per i cavalli: «per la prima volta ... vide nei grandi animali non i simboli, dai musi bavosi, del crollo di tutte le sue mirabolanti speranze (...) bensì delle buone creature dalla vita infinitamente più dura di quella degli umani», e poi per tutti gli uomini: «sul pianale soffiava un vento gelido, talvolta carico dell’umidità del vapore e i viaggiatori si rannicchiavano negli anfratti riparandosi coi grossi sacchi che trasportavano, o stringendosi gli uni agli altri, di schiena, di fianco, cercando di riscaldarsi, si ingobbivano sotto pastrani e scialli, e sembrava che i loro capi chini fossero gravati da chissà quali pensieri. Quante tratte avevano già percorso in simili condizioni? Il popolo comune, se voleva spostarsi, doveva prendere quel che trovava. Ma da quando era per via, e Neržin ne aveva provati di modi di viaggiare, una cosa del genere non l’aveva mai vista».

Dalla scoperta di questa umanità sofferente nascono i dubbi di Neržin-Solženicyn, ed è la pietà che lo porta a scoprire la grande menzogna nata dall’amata rivoluzione.

 

Giovedì 8 marzo sarà presentata la prima edizione italiana, curata da Jaca Book, di Ama la Rivoluzione, romanzo d’esordio di Aleksandr Solženicyn. Milano, Pinacoteca Ambrosiana, Piazza Pio XI, 2. Sarà presente Ignat Solženicyn, figlio del grande scrittore.



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COMMENTI
06/03/2012 - Un mondo in frantumi (alcide gazzoli)

Articolo assai interessante... mi ha ancora rammentato l'indimenticabile "Un mondo in frantumi" discorso fatto da Solženicyn ad Harvard nel '87 credo. Lucidissimo giudizio sulla crisi della civiltà occidentale. Bisognerebbe ripubblicarlo...