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IDEE/ Bachelard, quel "vecchio" francese che ci aiuta a combattere l’egoismo della scienza

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Parigi (Imagoeconomica)  Parigi (Imagoeconomica)

Con questa immagine efficace Bachelard ci consegna l’istanza che una riflessione sul razionalismo non può ignorare l’uomo notturno della rêverie che sogna e immagina così come non può trascurare l’uomo diurno, vigile, che sperimenta e calcola. Questa doppia base dell’antropologia – concetto e immagine, estetica del linguaggio e razionalizzazione dell’esperienza – stabilisce una polarizzazione che, benché instabile, permette prospettive di profondità nell’umano.

In questo modo ciò che sembrava  irrisolto e problematico nella doppia produzione di Bachelard, evidenzia ora la sua feconda originalità in quanto si mostra capace di risponde all’esigenza di un sapere che oggi si impone come necessariamente plurale: filosofi, scienziati, artisti e critici letterari, vengono interpellati dalla sua riflessione e, non solo sulle loro competenze e sulla produzione dei loro linguaggi, ma anche sulla ragione che mette in questione le loro pratiche.

A cinquant’anni dalla morte sorprende l’attualità del suo pensiero nel concepirsi come un’attività sempre esposta al nuovo, una razionalità impegnata a non lasciarsi rinchiudere in nessuna teoria o ideologia così come colpisce la feconda originalità nel pensare il rapporto tra l’uomo e il suo sapere.

È in corso un convegno, Bachelard e le provocazioni della materia all’Università di Milano-Bicocca (7 marzo) e all’Università di Bergamo (8 e 9 marzo) dove convergono i contributi dei più significativi studiosi a livello internazionale del pensiero di Gaston Bachelard per interrogarsi sulla portata teorica e sull’attualità del suo contributo. Il titolo del convegno utilizza un’espressione bachelardiana per corrispondere alla complessità del sapere che mette in campo: annuncia considerazioni del rapporto tra materia e immaginazione, ma interpella radicalmente anche il lato epistemologico del pensiero bachelardiano.

La materia provoca: la materia, gli elementi, il mondo non si offrono immediatamente alla funzioni figurative e trans-figurative dell’immaginazione o a quelle chiarificatrici della ragione, ma resistono ad esse, le provocano, costringendole ad una continua diversificazione e riorganizzazione che mette in questione la soggettività stessa che la interroga in un movimento in cui la ragione si fa creatività.

 

 



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