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IDEE/ La verità dell’Olocausto va protetta con la legge?

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Auschwitz (InfoPhoto)  Auschwitz (InfoPhoto)

Con ciò, si può verificare che la fissazione legislativa di una “verità” storica non è solo delicata in quanto espressiva della pretesa di consolidare una determinata “lettura” degli eventi; essa è delicata anche, e forse soprattutto, per il fatto che può contribuire ad una sorta di “effetto doping”, in palese contrasto con la finalità di riparazione, e di ri-conciliazione al contempo, che le viene idealmente attribuita.

Peraltro, come ha acutamente osservato da tempo il costituzionalista Andrea Pugiotto, la memoria legislativa rischia di tradursi in dinamiche inflattive (quante sono le memorie da tutelare?) e strumentali (proprio perché tradotta in legge, la memoria è frutto e stimolo di accese negoziazioni politiche e di nuovi fraintendimenti). La memoria non è solo ricordo, è anche racconto, sede di esperienze, emozioni, analisi e documenti tra i più vari, senza che sia possibile, quindi, ipotizzarne la sintesi per eccellenza in un atto pubblico e valido ad ogni effetto (sia esso una legge, sia esso una sentenza).

Può dirsi, nonostante ciò, che la decisione del Conseil constitutionnel chiuda il dibattito e confermi, una volta per tutte, la tesi per la quale il negazionismo è soltanto un fatto “culturale”?

Anche questa lettura sembra eccessiva, e ciò si dice non tanto per svalutare l’impatto del profilo “culturale”, quanto, piuttosto, per valorizzare uno spazio di possibile e ragionevole elaborazione di una strategia pubblica della memoria. Questa, infatti, non può valersi soltanto di definizioni legislative, di pronunce giurisdizionali o di monumenti e celebrazioni “statiche”. Che cosa impedisce, ad uno Stato costituzionale di diritto, di porre semplicemente, ma istituzionalmente, le occasioni e i luoghi per le riflessioni, anche solo “culturali”, sulla memoria?

Se dovessimo guardare al contesto italiano, possiamo individuare abbastanza facilmente quelle occasioni e quei luoghi: l’istruzione e l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”; le iniziative di riconciliazione e di ricordo attivate dalla Presidenza della Repubblica in occasione del festeggiamento del 9 maggio (Giorno dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi); la valorizzazione della cittadinanza attiva anche come veicolo di iniziative per la memoria, intesa, in questa prospettiva, come declinazione puntuale dell’interesse generale protetto dall’art. 118, comma 4, della Costituzione.

Può dirsi aperta, pertanto, anche nel nostro Paese, la stagione delle sperimentazioni e delle proposte.



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