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LETTURE/ Quegli strani uomini che vivono tra l’infinito e il sussurro del mare

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Foto Roberto Gabellini  Foto Roberto Gabellini

Che non si tratti di poesia a poco prezzo lo si capisce osservando lo sguardo di ognuno di loro, come sia incatenato ad un ultimo orizzonte, come non riesca, in fondo, a cercare nient’altro. Come navigando su un unico bordo, quello del mare stesso, sul limitare stabilito oltre il quale deve trovarsi la sorgente misteriosa da cui nascono le cose, che le fa accadere o invece finire, che fa sorgere il sole, le stesse onde del mare; e insieme il confine sottile lungo il quale quello stesso mistero si fa incontrare, quasi chiamare per nome, e sussurra di te, reclamando la tua compagnia, anche il tuo amore.

La pesca sarà in crisi, si staranno rottamando le barche, sempre di più; e poi piccole flotte e intere marinerie che non sanno più come fare a campare. Ma una cosa che finisce è anche un’occasione – essa stessa pur morente o la sua memoria – il punto da cui si può ricominciare.

E se le storie di pescatori sono sempre state storie di prediletti, di gente segnata da quanto accade su quella soglia tra il mare e un mistero più grande, basta uno solo che se ne accorga di nuovo e la pesca non finirà.

 

L’autore, Roberto Gabellini, ha pubblicato Pescatori d’Italia. Storie sul bordo del mare (Mursia), storie di vita raccontate dai volti di pescatori delle coste italiane. Un viaggio in parole e foto, dal Veneto alla Liguria, passando per Sicilia e Sardegna, nel tentativo di decifrare il sentimento impresso sulle facce di quegli strani uomini.

 



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