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STORIA/ Quando i sindacati spedivano i lavoratori in crociera. Sotto gli occhi della Stasi...

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Nave da crociera nell'ex DDR (Immagine d'archivio)  Nave da crociera nell'ex DDR (Immagine d'archivio)

Ulbricht, il segretario del Partito, col solito sarcasmo rimproverò i sindacati per la loro mentalità spendacciona: «Ben vengano i viaggi nel Mediterraneo, ma il problema vero è: chi paga? Occorre considerare i costi di ammortizzazione, per voi sembra che sia tutto un dono piovuto dal Cielo. Dato però che non siamo una filiale della Chiesa cattolica, è evidente che non si può andare avanti così». Solo nel quinquennio 1976-80 l’Amicizia tra i popoli era costata allo Stato 65 milioni di marchi, e anno dopo anno diventava sempre più difficile reperire pezzi di ricambio. Inoltre c’era un problema ideologico di fondo: se le crociere dimostravano la potenza economica nazionale, esisteva pur sempre il pericolo che i passeggeri confrontassero il socialismo con il reale livello di vita che incontravano nel mondo occidentale.

Nonostante i richiami di Ulbricht, il 25 giugno 1960 l’antica città anseatica di Wismar fu testimone del varo della Fritz Heckert, che nella sua breve esistenza avrebbe toccato 59 porti di 24 paesi del mondo, Occidente compreso – almeno fino al ’62 quando, durante una sosta in Nordafrica, 26 tra passeggeri e membri dell’equipaggio non erano più risaliti a bordo. Poi, viste le precarie condizioni, l’avevano trasformata in casa galleggiante e infine in botel svenduto agli arabi. Nell’85 anche l’Amicizia fra i popoli fu disarmata e sostituita dalla moderna Arkona, costata 165 milioni di marchi.

Ancor prima che prendesse il largo, la Stasi si occupò di assicurarne la sorveglianza, piazzando un agente ogni 5 passeggeri per scongiurare tentativi di fuga. I più temerari, tra i circa 200 fuggiaschi svaniti durante le crociere, si erano buttati nel Mare del Nord per farsi ripescare dalle motovedette tedesco-occidentali, altri nel Bosforo o presso le coste siciliane. Naturalmente questi episodi, amplificati dalla stampa occidentale, nuocevano alla propaganda del regime, perciò le rotte più «rischiose» vennero tolte dai programmi e perfezionati i metodi di screening preventivo e di sorveglianza a bordo.

Poi i costi lievitarono a tal punto che le navi furono noleggiate anche alle agenzie occidentali, fu aumentato il prezzo del biglietto, ma i bilanci rimasero in rosso, e il mito della Germania Est «nazione delle crociere» affondò inesorabilmente, come spiega Andreas Stirn, lo studioso che ha ricostruito la storia delle «navi da sogno del socialismo» e che ci ha dato lo spunto per raccontare di Sabine.

La cartolina della ragazza di Dresda non arrivò mai a Lenka, finì tra i mucchi di posta sequestrata che, dopo l’89, furono esposti al museo della Stasi a Berlino, e che le due amiche visitarono allibite.

– Ci prendiamo qualcosa da bere? Propose Sabine all’amica.
– Sì, ma non qui: è troppo caro in centro...
– Eh già, mica siamo sulla «Fritz Heckert»! – rispose ridendo Sabine; ormai era un modo di dire divenuto proverbiale.

 



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