BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

STORIA/ Quando i sindacati spedivano i lavoratori in crociera. Sotto gli occhi della Stasi...

Pubblicazione:

Nave da crociera nell'ex DDR (Immagine d'archivio)  Nave da crociera nell'ex DDR (Immagine d'archivio)

«Cara Lenka, ieri sera abbiamo festeggiato la fine della crociera, ci hanno servito zuppa di tartaruga, involtini di halibut e manzo lardellato, un buffet tanto incredibile che papà l’ha fotografato, e quella sfacciata della zia si è nascosta le posate in borsetta! Io mi son bevuta anche un paio di Manhattan, mi girava la testa e non sono riuscita nemmeno a ballare!.. Cuba è un’isola meravigliosa, tutto questo viaggio è stato stupendo, anche se da Rostock non abbiamo mai attraccato in nessun porto perché hanno paura che, una volta scesi, qualcuno possa scappare... Sai che abbiamo il telefono in cabina? Se penso che i miei hanno dovuto aspettare anni per averlo a casa... L’unica scocciatura è la caccia allo sdraio; mio fratello ne ha contate più di 200, ma i passeggeri saranno almeno il doppio e non bastano mai per tutti. Leni, peccato che tu non sia qui ad abbronzarti e a nuotare in piscina! Vieni a trovarmi appena rientriamo a Dresda: ti racconto tutto e ho anche un pensierino esotico per te – Tua Sabine».

Sabine era stata più fortunata della sarta di Markranstädt che si era vista negare il permesso di partecipare a una crociera diretta a Cuba, dopo che la Stasi, controllando la sua posta, si era insospettita perché aveva dei conoscenti in Svizzera. Il papà di Sabine era invece un funzionario del sottobosco politico-sindacale, aveva un pedigree politicamente corretto, disponibilità economica e conoscenze giuste, perciò la sua famiglia finì tra gli oltre 200mila tedesco-orientali privilegiati che dal 1960 agli anni 80 erano saliti a bordo di una delle tre navi da crociera battenti la bandiera «degli operai, dei contadini e degli scienziati».

«È un po’ come stare in gabbia – aveva scritto all’amica praghese. – Certo, poi torni e ti ritrovi in un paese economicamente in rovina, ma almeno hai visto il mondo da un hotel di lusso. Non a tutti lo posso raccontare: se penso ai miei compagni di corso, alcuni mi invidierebbero e sarebbero capaci di tutto».

Nell’estate del 1958 le fughe in massa verso Occidente spinsero Berlino Est a dare un segnale forte ai propri sudditi: era inutile cercare la felicità all’estero perché l’economia del paese si stava consolidando. Così fu ripescata l’idea lanciata all’indomani dei moti operai del giugno ’53 dal presidente della Federazione dei sindacati, quella cioè di costruire alcune navi da crociera per premiare i lavoratori politicamente affidabili e al contempo stuzzicare l’immaginazione collettiva con il miraggio dell’esotico.

Nel ’59 la Germania Est acquistò dalla Svezia un piroscafo che fu ribattezzato Amicizia fra i popoli. Quando prese il largo l’anno dopo, la stampa accompagnò l’evento con una robusta opera di propaganda: sui giornali apparvero immagini insolite di «vichinghi» in occhiali da sole davanti alle piramidi o ai templi greci. Specialmente dopo la costruzione del Muro di Berlino, doveva essere chiaro che, se non ti facevi venire idee strane, lavoravi sodo e seguivi le direttive del Partito, potevi pagarti una vacanza da sogno che ti portava sulla costa del Maghreb, nei Caraibi, sul Mar Nero, mentre per la maggioranza dei cittadini era già difficile trovare un posto di villeggiatura nei boschi della Turingia. 



  PAG. SUCC. >