BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ 2. Nuovi laici, vecchia Dc, falsi diritti: guida per non "perdersi"

Pubblicazione:

Paola Binetti (InfoPhoto)  Paola Binetti (InfoPhoto)

E’ una denuncia, una presa d’atto cruciale; un metodo di lavoro che probabilmente è costato a Paola Binetti l’allontanamento dal Partito Democratico. Ma è il “sale” dell’impegno del credente in politica, senza giri di parole.  Ma non si creda che il filo rosso di quest’impegno passi solo per i temi eticamente sensibili, come vita, famiglia. Esso si intreccia senza soluzione di continuità con i temi sociali: “Il  rapporto tra diritto individuale e responsabilità sociale ha nell’etica della cura, anche a livello delle relazioni tra i popoli, uno dei suoi punti qualificanti” (pag. 95). E’ un’affermazione importante, direi decisiva: non esiste un cattolico di destra o di sinistra a seconda della prevalenza dell’opzione antropologica o sociale, esiste il laico credente che “non rinuncia a misurarsi con le sfide, che non si rassegna alle sconfitte e non attende soluzioni magiche, perché non si tira indietro davanti alla responsabilità della sua umanità” (pag. 97).

Il confronto con il laico non credente è, dunque, serrato, ma – come ricordato – non tutti sono in grado di dialogare: “è proprio del laico tendere continuamente, anche attraverso un processo di purificazione della ragione, a una vera e propria etica dell’intelligenza, prerequisito per ogni dialogo intellettualmente onesto ed efficace. Una laicità che perdesse questa dimensione cadrebbe facilmente in quel laicismo ideologico, che considera il pluralismo culturale aperto a tutti, tranne che al cattolicesimo” (pagg. 109-110).

Al giurista, poi, non possono che suscitare attenzione alcune pagine (112-118) che Paola Binetti dedica criticamente alle tesi del “diritto mite”, quando cioè il diritto debba farsi “debole”, ovvero non possa “intralciare” decisioni che competerebbero alla cosiddetta autodeterminazione del singolo, e ciò a prescindere dalle valutazioni etiche e morali della comunità. La questione di fondo è questa: entro che confini la legge può scegliere al posto dei consociati? E’ solo il criterio del neminem laedere (cioè tutto posso fare, purché non danneggio altri), che deve orientare il legislatore? Il nostro sistema giuridico prevede abitualmente reazioni e sanzioni quando la decisione del singolo nuoce agli interessi degli altri. Quando le scelte individuali non ledono interessi patrimoniali o personali di alcuno restano nell’ambito di scelte libere. Ma l’ordinamento ci ricorda che anche comportamenti non dannosi per altri possono comunque essere illegittimi. Ove, dunque, operi un giudizio di disvalore, anche davanti ad atti non pregiudizievoli per altri, l’ordinamento può apprestare norme di protezione, in nome dell’interesse della comunità nel suo insieme e di chi per debolezza o necessità potrebbe agire contro se stesso. 

In questo senso, Dario Antiseri, liberale e popperiano,  rappresenta – secondo l’autrice - l’identikit di chi è pronto per un dialogo fondato su  una laicità positiva, o  meglio “creativa”, seppur con tutta la problematicità di un metodo “moderatamente” relativista: è il confronto fondato su argomenti di ragione (pagg. 123-125). Torna il tema della laicità “forte” e di quella “debole”, per dirla con Giovanni Fornero (pagg. 141-142), dove però al filosofo piemontese sfugge la centralità di una ragionevolezza delle argomentazioni, unica chiave di volta per ripopolare il Cortile dei Gentili: occasione data a Dio di rivelarsi nei frammenti delle molteplici esperienze umane anche a chi, non credente, sappia però mettersi in ascolto (pagg. 153-156).



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
14/04/2012 - La coerenza di Paola Binetti (Giuseppe Crippa)

Un grazie al prof. Gambino che sa estrarre, nella sua presentazione, i punti più interessanti di un libro che probabilmente non avrà grande successo di pubblico sia per la mole che per l’argomento non propriamente appassionante. Mi ha colpito particolarmente il passaggio in cui Gambino sottolinea la reazione della Binetti di fronte alla “degenerazione della politica, che si arrende a condizionamenti di piccoli gruppi di poteri” concretizzatasi nella decisione di lasciare il PD. Non ricordo decisioni simili di parlamentari cattolici appartenenti a partiti (di centro destra) anch’essi condizionati da piccoli gruppi di potere quando non da singole personalità di fronte al dover votare leggi manifestamente “ad personam” e mi chiedo come mai.