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LETTURE/ 2. Nuovi laici, vecchia Dc, falsi diritti: guida per non "perdersi"

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Paola Binetti (InfoPhoto)  Paola Binetti (InfoPhoto)

E allora, al termine di questo itinerario (che si completa, come detto, con una densa carrellata di riflessioni sulle encicliche sociali della Chiesa, pagg. 215-339), alle domande cruciali poste all’inizio, Paola Binetti risponde che dopo Todi non rinascerà la Dc; occorre piuttosto ripartire con un progetto di formazione delle coscienze all’impegno politico da cattolici in ciascuno degli schieramenti che calcano la scena politica attuale (tanto se il sistema politico italiano sarà ancora ad assetto bipolare oppure tripolare, pagg. 345-348). E’ un progetto ambizioso, cui è possibile muovere la critica che la sua attuazione passerà, non solo per l’impegno profuso nel formare coscienze politiche in area cattolica, ma anche per il superamento dell’attuale classe dirigente, ancora arroccata sul retaggio – spesso strumentale – di ideologie appartenenti al passato. Ma il merito di Paola Binetti è anche quello di avere definitivamente archiviato l’ambigua stagione di un cattolicesimo incline ad assecondare la parte politica pubblicamente più vicina alle tesi dell’antropologia cristiana quantunque incoerente sul piano della vita personale: no, conclude Paola Binetti, “la laicità non è autentica se non è prima di tutto coerenza con i valori che le nostre responsabilità familiari, professionali e politiche ci fanno continuamente sentire” (pagg. 349-350). Poiché, in definitiva, “non ci possiamo dire realmente cattolici se ci sottraiamo alle responsabilità che la fedeltà alla nostra fede comporta”.



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COMMENTI
14/04/2012 - La coerenza di Paola Binetti (Giuseppe Crippa)

Un grazie al prof. Gambino che sa estrarre, nella sua presentazione, i punti più interessanti di un libro che probabilmente non avrà grande successo di pubblico sia per la mole che per l’argomento non propriamente appassionante. Mi ha colpito particolarmente il passaggio in cui Gambino sottolinea la reazione della Binetti di fronte alla “degenerazione della politica, che si arrende a condizionamenti di piccoli gruppi di poteri” concretizzatasi nella decisione di lasciare il PD. Non ricordo decisioni simili di parlamentari cattolici appartenenti a partiti (di centro destra) anch’essi condizionati da piccoli gruppi di potere quando non da singole personalità di fronte al dover votare leggi manifestamente “ad personam” e mi chiedo come mai.