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LETTURE/ Barcellona: c'è una fede che si "inchina" alla scienza (e perde)

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Il card. Carlo Maria Martini (InfoPhoto)  Il card. Carlo Maria Martini (InfoPhoto)

Evoluzionismo e cognitivismo non sono compatibili con le scelte personali che sembrano invece fondarsi su visioni etiche della vita e non su calcoli di convenienza corrispondenti ai principi della selezione naturale, della sopravvivenza del più forte o del più adatto a fronteggiare i rischi della vita. Il realismo delle nuove correnti filosofiche è assolutamente pleonastico e sicuramente attardato rispetto ai risultati che le neuroscienze, la biologia e la fisica ci propongono come chiavi di lettura del funzionamento umano e cosmico. C’è indubbiamente molta ipocrisia da parte degli scienziati nel sostenere le posizioni della loro visione assolutamente oggettiva del funzionamento del mondo e dell’universo e nel chiamare contemporaneamente in causa l’etica e la filosofia come saperi, sia pure residuali, che mantengono un proprio significato. 

In verità, si ritiene che se il progresso delle conoscenze scientifiche è la sola guida nel cammino dell’umanità per conoscere se stessa e per rispondere anche agli interrogativi esistenziali sul significato del proprio stare al mondo, bisogna coerentemente concludere che la filosofia e l’etica sono dei puri impacci ad una sempre più ampia capacità di comprendere il mondo senza quei “pregiudizi umanistici” che continuano ad avanzare pretese sul soggetto umano come persona libera e responsabile. Se ciò che l’uomo può fare coincide obiettivamente con le cause della selezione naturale, allora solo la scienza di questo processo evolutivo può assumere il ruolo di guida generale dei comportamenti umani. La lotta del sapere diventa una lotta contro l’ignoranza dei criteri oggettivi che organizzano il mondo verso la naturale destinazione di una evoluzione infinita. 

Dissento fortemente da questa riduzione drastica dell’esperienza umana ad una pura cognizione scientifica della propria destinazione evolutiva. Ritengo che i fallimenti clamorosi della scienza nell’epoca contemporanea non possono considerarsi soltanto degli errori di calcolo determinati da imperfezioni metodologiche o da disfunzioni dell’apparato tecnico-scientifico. 

In un libro di molti anni fa, un pensatore irregolare come Aldo Sacchetti, in un volume intitolato L’uomo antibiologico, metteva in evidenza drammatica i disastri che la scienza contemporanea ha prodotto attraverso le sue applicazioni dell’organizzazione della vita collettiva. Questo volumetto lontano nel tempo mette in evidenza come la scienza moderna abbia favorito una cultura della rapina del pianeta che ha determinato danni incalcolabili sulla biosfera, sulla morte e sulla scomparsa di intere regioni dotate di una propria fauna e di una propria flora, danni mortali provocati dalla farmacologia sostenuta dai grandi poteri economici, un inquinamento atmosferico senza precedenti, un consumo energetico decisamente contronatura che ha alterato in modo traumatico le condizioni di vita della maggioranza della popolazione del pianeta. Certo, si può sostenere che la ricerca scientifica non va confusa con le sue applicazioni tecnologiche, ma è per lo meno singolare che un modello di conoscenza del mondo, fondato sulla scoperta delle leggi naturali, abbia prodotto come risultato la fantasia onnipotente di poter sottomettere l’intero pianeta alla logica dello sfruttamento per la produzione di profitto. 



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COMMENTI
16/04/2012 - Negare libertà e responsabilità (Giancarlo Paganini)

Grazie per la chiarezza di questo articolo. L'emergenza antropologica è sempre più evidente e drammatica, ma siamo talmente addormentati e anestetizzati che se ci tolgono la libertà, basta che ci lascino le cuffiette nelle orecchie, non ce ne accorgiamo. Purtroppo i segnali di una riduzione dell'uomo a pura materia animale sola, senza legami spirituali con i suoi simili e col buon Dio, e manipolabile a piacimento dal potente di turno sono sempre più riscontrabili e incidenti la mentalità comune. Proprio la fede, quale strumento principe di conoscenza, può dire la sua in questi momenti di confusione, ma si perdono delle grandi occasioni. Confido che la vera natura dell'uomo, cioè il suo essere "naturalmente spirituale" emerga con forza anche a livello culturale, come questo articolo solarmente incarna.