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LETTURE/ Barcellona: c'è una fede che si "inchina" alla scienza (e perde)

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Il card. Carlo Maria Martini (InfoPhoto)  Il card. Carlo Maria Martini (InfoPhoto)

Carlo Maria Martini e Ignazio Marino hanno pubblicato un libro intitolato Credere e conoscere che ha suscitato immediatamente una vasta eco di commenti tutti orientati a sottolineare la novità di un impianto in cui si suggerisce alla Chiesa di liberarsi da ogni chiusura aprioristica di fronte agli inevitabili cambiamenti legati al processo della scienza e della tecnica. Ad esempio i commenti di Massimo Teodori e di Vito Mancuso hanno elogiato l’atteggiamento dei due dialoganti nell’affrontare i temi più scottanti della cosiddetta “bioetica”, relativi all’inseminazione artificiale, alla creazione di embrioni, al testamento biologico, ecc. 

A differenza del tradizionalismo del Papa e della Chiesa, Martini e Marino aprono a un confronto alla pari fra etica e scienza. Sembrerebbe secondo questi commenti che l’assunzione della scienza a premessa indiscutibile del discorso umano legittimi anche l’uomo di fede ad esprimere la sua sensibilità. Il tema del rapporto fra scienza ed etica è in realtà il riflesso del più generale confronto fra scienza e saperi umanistici. Personalmente non credo che l’etica fondata sul soggetto e sulla coscienza umana possa far valere le proprie ragioni di fronte ad un sapere scientifico che invece tende a ricondurre i comportamenti umani ad una logica tutta oggettiva di sequenze molecolari e di connessioni comportamentali, determinate dall’unico principio evoluzionistico della sopravvivenza della specie. 

Discutendo del rapporto fra scienza e filosofia, Sandro Modeo, in un articolo sul supplemento del Corriere, proclama a chiare lettere “il suicidio della filosofia” e afferma in modo perentorio che le risposte più profonde sul senso ultimo della vita e quindi anche sulle questioni etiche ormai sono assegnate alla biologia e alle neuroscienze. Si legge in questa prospettiva il ruolo centrale che viene assunto dal cervello e dal sistema nervoso. È attuale l’immagine di Lorenz, L’altra faccia dello specchio, che appare a Modeo metaforicamente suggestiva ma impropria perché i substrati neuronali, che ci permettono di accendere delle scene sul mondo, non agiscono come superfici passive ma come strutture attive e creative già a livello percettivo. Il dentro e il fuori del cervello, la mente e la “realtà” del mondo si integrano in una rappresentazione che è il puro risultato delle nostre attitudini naturali ad avere cognizioni della realtà. La realtà (la natura) si organizza autonomamente secondo i criteri della selezione evoluzionistica dando vita a progressive connessioni tra funzionamento mentale, comportamento individuale e stimoli del mondo esterno.

Modeo considera il neorealismo della più recente filosofia un puro tributo postumo al tradizionale pensiero filosofico che si è interrogato sul senso della vita e che oggi dovrebbe invece consegnarsi al cognitivismo delle neuroscienze idoneo a spiegare in modo assolutamente oggettivo le modalità del comportamento umano. Ma il cognitivismo scientifico e l’evoluzionismo non possono riconoscere le idee di libertà e di responsabilità che sono il presupposto di qualsiasi visione etica della vita. Il principio della selezione evolutiva si può accordare bene con il caso, che appartiene alle variabili implicate in ogni situazione concreta, ma non certo con la libertà di prender posizione su questioni che riguardano la sfera soggettiva del perché si decide di mettere al mondo un figlio o di andare in missione nei Paesi del terzo mondo a prendersi cura delle persone che soffrono. 



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COMMENTI
16/04/2012 - Negare libertà e responsabilità (Giancarlo Paganini)

Grazie per la chiarezza di questo articolo. L'emergenza antropologica è sempre più evidente e drammatica, ma siamo talmente addormentati e anestetizzati che se ci tolgono la libertà, basta che ci lascino le cuffiette nelle orecchie, non ce ne accorgiamo. Purtroppo i segnali di una riduzione dell'uomo a pura materia animale sola, senza legami spirituali con i suoi simili e col buon Dio, e manipolabile a piacimento dal potente di turno sono sempre più riscontrabili e incidenti la mentalità comune. Proprio la fede, quale strumento principe di conoscenza, può dire la sua in questi momenti di confusione, ma si perdono delle grandi occasioni. Confido che la vera natura dell'uomo, cioè il suo essere "naturalmente spirituale" emerga con forza anche a livello culturale, come questo articolo solarmente incarna.