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LETTURE/ Barcellona: c'è una fede che si "inchina" alla scienza (e perde)

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Il card. Carlo Maria Martini (InfoPhoto)  Il card. Carlo Maria Martini (InfoPhoto)

Resta davvero incomprensibile come mai un sapere che dovrebbe guidare l’evoluzione naturale verso i migliori traguardi, poi risulti concretamente utilizzato per sottomettere la natura alle leggi soggettive del potere di appropriazione privata delle risorse. Qual è il carattere evolutivo del puro dato scientifico che l’umanità sta consumando negli ultimi secoli le risorse energetiche depositate nel corso dei millenni nelle viscere della terra? E come si fa a non riconoscere che alcune affermazioni scientifiche, poi rivelatesi false e mistificanti, non siano alla base degli squilibri spaventosi che caratterizzano la vita di diverse aree del pianeta? Può davvero la nuova scienza che nasce dallo studio dei sistemi di funzionamento del cervello rispondere alla domanda del perché l’uomo ha provocato tanti disastri umani e ambientali, ha organizzato scientificamente l’eliminazione di altri abitanti del pianeta, ha perseguitato interi popoli considerati primitivi e barbari? La domanda etica sulla questione ineludibile della presenza del male, della violenza e della tortura nel mondo, quale risposta trova nel sapere dell’evoluzione inevitabile e nella cognizione delle condizioni fisiobiologiche che possono alimentare violenza e desiderio di uccidere l’altro? Cosa sono i massacri prodotti dalla volontà di dominio da una parte dell’umanità sull’altra dal punto di vista della scienza evoluzionista e del cognitivismo neurofisiologico? Il carnefice di Treblinka può essere processato per colpa nei confronti dell’umanità, o deve essere considerato soltanto un esemplare malato della specie umana? E cosa diventa la malattia e il turbamento mentale di fronte alla diagnosi per immagini che le neuroscienze propongono come ultimo criterio per spiegare la condotta di un assassino?

L’incredibile successo di una visione in cui la scienza assume direttamente il criterio di valutazione del comportamento dell’uomo è in realtà il segno drammatico di una emergenza antropologica in cui confluisce una cultura dell’oggettività delle spiegazioni di ogni evento senza lasciare più spazio alla rilevanza della persona umana, della sua libertà e della sua volontà. L’emergenza antropologica è infatti rappresentata da una cultura pseudoscientifica che si candida a gestire tutti i processi di conoscenza dell’uomo e a fare di ogni rappresentazione mentale l’equivalente apparentemente soggettivo di una interazione oggettiva tra i neuroni che sono all’opera nel cervello di ciascuno di noi. Empatia ed amore sono in questa prospettiva soltanto meccanismi neuronali innescati da particolari input esterni. 

Sotto questo profilo è assolutamente inspiegabile il fatto che i pensieri, che sarebbero determinati da condizioni oggettive, poi interagiscono con l’oggettività mutandone a volte totalmente la direzione di marcia. Se per esempio nella divulgazione scientifica che accompagna tutti i quotidiani si legge che per dimagrire non bisogna assumere carboidrati, il giorno dopo cambierà la dieta di milioni di persone. Come si spiega cognitivamente che il pensiero, anche fondato su false affermazioni, influenza così profondamente la condotta degli uomini? Forse si dovrebbe affermare paradossalmente che l’errore e la verità hanno la stessa funzione eziologica rispetto ai comportamenti umani, ma questo di per sé basterebbe a mettere in discussione tutti i presupposti del cognitivismo. 



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COMMENTI
16/04/2012 - Negare libertà e responsabilità (Giancarlo Paganini)

Grazie per la chiarezza di questo articolo. L'emergenza antropologica è sempre più evidente e drammatica, ma siamo talmente addormentati e anestetizzati che se ci tolgono la libertà, basta che ci lascino le cuffiette nelle orecchie, non ce ne accorgiamo. Purtroppo i segnali di una riduzione dell'uomo a pura materia animale sola, senza legami spirituali con i suoi simili e col buon Dio, e manipolabile a piacimento dal potente di turno sono sempre più riscontrabili e incidenti la mentalità comune. Proprio la fede, quale strumento principe di conoscenza, può dire la sua in questi momenti di confusione, ma si perdono delle grandi occasioni. Confido che la vera natura dell'uomo, cioè il suo essere "naturalmente spirituale" emerga con forza anche a livello culturale, come questo articolo solarmente incarna.