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CHIESA/ Amare tutti o solo alcuni? Il caso strano delle confraternite

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In questa scia, il riformismo religioso del primo Settecento tornava di nuovo a interrogarsi sul senso della simbiosi che nel corso dei secoli si era stabilita tra la vita cristiana del popolo dei fedeli e le tradizioni associative delle confraternite che da tempo ne erano diventate, in tutta l’Europa cristiana (dopo la Riforma di Lutero, in tutta l’Europa cattolica), uno dei più formidabili supporti. La presa di distanza critica era scivolosa e in sé ambigua: insieme all’acqua sporca, si rischiava di gettare anche il bambino che vi stava immerso. Paragonate alla purezza e al desiderio di totalità dell’ideale cristiano, le confraternite e le pratiche religiose popolari che ne erano l’esuberante contorno non potevano non apparire una realizzazione imperfetta. La denuncia delle loro debolezze e del loro conformismo spesso povero di radici divenne il cavallo di battaglia dei rigoristi più radicali, influenzati dal giansenismo e dall’illuminismo laico. Li troviamo schierati a fianco dei sostenitori di una potatura radicale del sistema della pietà cattolica, innervato da una fioritura straordinaria di opere, strutture e associazioni che, dal terreno del culto e delle pratiche devozionali, si ramificavano fino ad abbracciare i vasti campi dell’educazione, dell’assistenza, del lavoro, della vita della famiglia e delle relazioni sociali. Gli effetti si sarebbero visti con intensità crescente nel corso del Settecento: dalla legislazione antiecclesiastica dei governi degli Stati intorno alla metà del secolo si passò alla devastante ondata di soppressioni delle istituzioni religiose volute prima dai sovrani assolutisti, poi dalla Rivoluzione francese e dai suoi eredi giacobini (Napoleone incluso).

Non tutto, naturalmente, andò dissolto. Ma quel che è paradossale è che questa massiccia opera di distruzione era legittimata dai suoi artefici come una salutare riconversione forzata di una organizzazione collettiva che, ai loro occhi, appariva degenerata. Bisognava farla rientrare «nei suoi limiti», riportandola a regole e finalità da tante parti – si diceva – tradite. La polemica contro le chiusure corporative delle confraternite, che creavano distinzioni nell’universo del popolo cristiano e spingevano a enfatizzare le ragioni della prossimità con i propri simili, a scapito della larghezza generosa di una fraternità genericamente aperta a tutti, vicini e lontani, ricalcava spunti già elaborati, due secoli prima, dai riformatori, di tutte le tendenze, fautori di una mai conclusa ricristianizzazione del popolo dei fedeli battezzati (da Lutero e dai suoi seguaci più acidamente di ogni altro).

Ma coloro che volevano rieducare la massa dei «semplici» riportandola al primato di una carità che esige di avere «tutti per fratelli» e di «procurar il bene corporale e maggiormente spirituale» non solo per la propria, ristretta, «fraternità» isolata, ma per «tutti li cristiani», dal momento che l’«amor di Dio» ci impone di amare tutti «come noi stessi, perché tutti ci ha per figlioli, e vuol dar a tutti la medesima eredità del Paradiso», rischiavano di dimenticare una cosa altrettanto essenziale. Cioè che lo spirito di apertura universale della carità andava esso stesso educato nella pratica: per imparare ad amare tutti gratuitamente e senza distinzioni, bisognava cominciare da qualcuno in particolare, dentro la sintonia di una preferenza, nel circuito di una reciprocità condivisa. Pretendere di amare tutti allo stesso modo, astrattamente, senza vincoli, è come non amare nessuno veramente.

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COMMENTI
17/04/2012 - le confraternite esistono ancora (Marco Claudio Di Buono)

Vivo nel Cilento dove vi sono numerose confraternite nate generalmente nel 500-600, anche se si sono perse le memorie di quelle ancora più antiche. E' forse vero che si corre il rischio di perdere lo spirito originario e di porre in essere solo delle mascherate folkloristiche, ma dalle mie parti le "congreghe", come le chiamiamo, avevano nel passato una funzione di aiuto e soccorso della gente più povera; benchè forse non promuovevano una fede ortodossa al 100%, spingevano persone per lo più analfabete a partecipare alle funzioni religiose, si preoccupavano delle ragazze senza dote procurandogli il necessario per sposarsi. In qualche modo, pur tra molti errori, vivevano quei principi di carità evangelica che gli intellettuali di tutti i tempi sanno solo descrivere a parole. Certo, come ha detto il Vescovo di Vallo della Lucania Ciro Miniero, si deve coniugare tradizione e modernità, devono riscoprire e vivere nella vita di tutti i giorni la fede in modo concreto, recuperando l'originario messaggio cristiano: quello di una Presenza che ama tutti, a cominciare da me.