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ISLAM/ Sbai: povera Italia, "mecca" dei nuovi integralisti

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Un Paese che non ha offerto loro resistenza. Non parlo naturalmente di resistenza armata, ci mancherebbe; e nemmeno di resistenza religiosa. Sarebbe bastata una resistenza identitaria. Hanno trovato una società in cui bastava dire «non voglio la croce» perché questa venisse tolta, in cui si parlava di diritti umani senza che ad essi corrispondessero valori riconosciuti ed affermati. Sono diritti umani quelli che danno spazio alla poligamia e all’infibulazione? Non sto inventando nulla, potrei attingere ai numerosissimi casi in cui mi sono costituita parte civile.

Lei dice che il fondamentalismo islamico trova terreno fertile grazie al relativismo europeo. Che vuol dire?

«Noi andiamo avanti con la loro democrazia, e con la loro democrazia li distruggeremo». È una frase che ho sentito con le mie orecchie. Questa nostra democrazia relativista è la migliore arma nelle loro mani. Lo dicono dell’Italia, ma vale per il Belgio, per l’Olanda, per la Norvegia. Ho avuto modo di incontrare un gruppo di norvegesi che, disarmati, chiedevano: qual è la soluzione? Non abbiamo saputo esigere da loro alcune cose minime. Mentre parliamo, a Bologna il padre di una famiglia pakistana sta tenendo segregati in casa moglie e figli. Vengono picchiati. Il ragazzo ha 14 anni e non frequenta la scuola. Non ha mai visto il mondo.

Secondo lei il fondamentalismo ha vinto anche da noi?

Non ancora, ma ha guadagnato moltissime posizioni. Lo ha fatto con un’immigrazione analfabeta, rurale, debole, piena di problemi. Non solo hanno fornito aiuto ai nuovi venuti, li hanno inseriti  lentamente, ma in modo continuativo, in ambienti radicali. Hanno approfittato del tempo che noi perdiamo nel dialogo.

Se il multiculturalismo ha dato frutti nefasti, l’integrazione però un dialogo lo presuppone, o no?

Certo, ma ci vuole un dialogo non buonista, permissivo, politicamente corretto, bensì fondato sulla verità: sulla verità di ciò che si è. Il rispetto delle culture è stato l’alibi fuorviante per riservare un trattamento di favore e accordare a tutti il privilegio di fare quello che volevano. Ma non si possono accettare passivamente le culture portatrici di barbarie. A Bologna Rachida Radi è stata uccisa a martellate perché aveva iniziato a frequentare la parrocchia.

Lei ha mai avuto problemi per le sue battaglie in favore dei moderati?

Sì. Ho ricevuto delle fatwe, ma non mi sono mai fermata. Mi hanno offerto soldi, tanti soldi per tacere, ma la mia libertà vale molto di più.

C’è un Paese europeo che si sentirebbe di indicare come esempio per le sue politiche di integrazione?

La Germania, perché ha capito per prima che il multiculturalismo era un fallimento. Non ha attuato nessuna assimilazione forzata, ha semplicemente detto alla minoranza turca: se volete integrarvi, queste sono le condizioni, altrimenti non fate parte di questo Paese. Non è un caso che la Germania abbia meno problemi di Francia, Olanda e Spagna.

E l’Italia?



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