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TONIOLO/ L’economista che a Marx e ai banchieri preferiva gli operai

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Il Toniolo intravede una possibile correzione dei modelli logico-deduttivi e della chiusa razionalità dei processi assunti dagli economisti liberali attraverso l’introduzione nella ricerca economica di dati antropologici accanto a quelli meramente economici; dati antropologici che se, da una parte, complicavano il lavoro di ricerca, dall’altro avrebbero avuto il compito di affinare la ricerca stessa rendendola più aderente rispetto alle variegate posizioni culturali, religiose e psicologiche coesistenti nelle specifiche realtà mondane. In questa maniera, il produttore, il distributore, il risparmiatore, il consumatore, ecc., non sarebbero più stati identificati, sic et simpliciter, con l’uomo economico della letteratura (cioè con una pre-assunzione di tipologia della persona umana che era astratta, astorica e sostanzialmente irreale, in quanto completamente svuotata di psicologia, di socialità, di autonoma volontà comportamentale e di “cuore”), ma, di fatto, sarebbero divenuti modelli di riferimento maggiormente concreti, in quanto i loro bisogni e le loro attese sarebbero emersi dall’indagine concreta e così sarebbero stati apprezzati anche tramite analisi qualitative idonee allo studio dei fenomeni socio-antropologici.

 Ciò che ispirava questa posizione (che la dottrina sociale della Chiesa ha fatto propria dalla Rerum novarum in poi) sono, nella loro sintetica sostanza, i riferimenti evangelici per cui l’uomo non vive di solo pane e per cui non si deve fare agli altri ciò che non si vuole che gli altri facciano a noi. Erano questi i saldi presupposti etici in cui si radicava e si dipanava la ricerca socio economica di Giuseppe Toniolo e proprio in virtù di questi presupposti, egli non si poteva accontentare di analisi e di risultati che acriticamente si ponevano come obiettivo soluzioni neutrali o ideologicamente di parte, ma spingeva la sua analisi dentro le congiunture e le parti componenti il sistema economico per rinvenirne quelle soluzioni che fossero logicamente e congiunturalmente le più aderenti ai dettati etici del Vangelo e, di conseguenza, più aderenti ai bisogni della persona umana e al bene comune.

Proprio per questo egli poteva scrivere: “Gesù dirigete gli studi e l’attività mia al mio perfezionamento e alla Vostra gloria”. Viene così sottolineata l’intelligenza del povero di spirito che ricerca soluzioni per il reale che siano al contempo rispettose della singola persona umana e del bene comune della collettività, per cui mai la persona deve diventare numero-individuo, mai l’interesse del singolo deve prevalere sull’interesse di un altro o della collettività, mai la collettività deve disinteressarsi, nell’ astratto perseguimento del bene totale, del bene delle singole persone che quella collettività costituiscono. Per Giuseppe Toniolo la pace sociale deve sempre essere postulata, ma avendo cristianamente coscienza che essa è pur sempre un dono e che deve essere continuamente richiesta anche attraverso una coerente ricerca scientifica: la ricerca come continua preghiera.

È questa la sostanza della sua posizione socio-economica che molti strali gli attirerà non solo da parte del mondo laico, ma anche da quella parte del mondo cattolico che aveva la pretesa di tenere segregato nel privato il fatto religioso rispetto all’interesse pubblico, il quale, invece, sarebbe dovuto scientemente e neutralmente essere perseguito e questo per la pretesa di rendere l’economia una scienza, ovvero un ragionamento sul reale umano a cui si ha la pretesa di dare soluzioni solo attraverso lo strumento matematico-statistico.



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