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GIORNALI/ Barcellona: c'è chi vuol consegnare il nostro destino ai tecnici

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Costruiamo paradigmi interpretativi e teorie sociali per imbrogliare gli altri e noi stessi fino a falsare totalmente anche i racconti personali. Verità e menzogna sono dunque il riflesso di un conflitto fra il codice genetico, che guida i nostri comportamenti “naturali”, e la falsa coscienza che ne deforma il significato per trarne vantaggio per profitti personali. Tuttavia, anche questa parte della manipolazione falsificante è, secondo Corbellini, legata alla presenza di moduli inconsci, dediti all’inganno “e correlati anatomici le cui caratteristiche sono predittive di maggiori o minori capacità di inganno e autoinganno”. 

Tutto questo argomentare, suggestivamente fondato sulle nuove conoscenze neurobiologiche, tende ad istituire un nuovo discrimine fra verità e menzogna, costituito dal metodo scientifico di cui tutti i saperi diversi, muovendosi soltanto sul terreno dell’illusione e della falsificazione, ne sono privi. Il metodo scientifico è l’unico che si affida all’esperienza e che attribuisce alla verifica sperimentale il vero e unico antidoto all’autoinganno e all’inganno generalizzato dalla cultura nella quale siamo finora vissuti. 

Chiunque abbia seguito sin qui il tentativo di esporre le tesi dell’articolo che ho richiamato, può rendersi conto del senso di smarrimento che si prova di fronte a questa vertiginosa fuga dalla realtà che tende a ridurre tutti coloro che non la pensano come Corbellini ad impostori opportunistici che mirano soltanto a conservare e difendere la propria sopravvivenza personale attraverso la riproduzione del codice dell’autoinganno. Il dubbio che subito mi pervade è che Corbellini non sia affatto consapevole di quanta volontà di potenza e desiderio di assoggettamento degli altri ci sia nel suo modo di difendere il primato del metodo scientifico. Intanto mi viene spontanea una prima banale considerazione (forse anch’essa prodotta dalla mia tendenza all’autoinganno): una volta che tutto viene ricondotto a meccanismi genetici, determinati dalle predisposizioni biologiche di ciascuno di noi, come si fa a distinguere tra stimolazioni che producono rappresentazioni veritiere e stimolazioni che invece alimentano l’autoinganno? Se restiamo fermi al campo del conflitto genetico, come si fa su questo piano puramente naturale e meccanicistico a distinguere i geni buoni da quelli cattivi, visto che la conclusione più banalmente logica di questa premessa è che tutto ciò che risulta geneticamente determinato corrisponde ad attitudini naturali, inscritte nel programma genetico di ciascuno di noi? Se anche i geni ci spingono all’inganno e alla menzogna, e se la civiltà ha visto la prevalenza di questi geni su quelli dell’autenticità e della verità, come si fa poi a considerare il risultato di una dinamica genetica in termini di falsità o verità? Tutto ciò che è geneticamente determinato dovrebbe essere scientificamente vero.

L’autoinganno della coscienza presuppone un dualismo tra coscienza e incoscienza che certo non può essere ricondotto alla differenziazione dei geni, giacché tutto ciò che è riconducibile a dinamiche genetiche non può che essere omogeneo sotto il profilo della verità o della falsità. O la capacità della coscienza di produrre interpretazioni controfinalistiche rispetto alla verità genetica implica la presenza di un ordine del discorso non determinato geneticamente, oppure ogni discorso dovrebbe risultare giustificato dalla pura dinamica biologica del nostro patrimonio genetico. 



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COMMENTI
23/04/2012 - Lo scientismo della falsificabilità popperiana (Salvatore Ragonesi)

Pietro Barcellona spende inutilmente il suo tempo assai prezioso a contestare impostazioni, posizioni e metodi di dubbio valore, e comunque anacronistici, perché sono stati di moda, se ben ricordo, negli anni Ottanta del Novecento e poi hanno subìto una veloce decadenza. Lo scientismo metodologico della falsificabilità popperiana, in quanto applicato presuntuosamente e indiscriminatamente a tutti i fatti della natura, della storia e della psiche, non regge ad una visione aperta, problematica e non deterministica della vita. Il meccanicismo dei tecnici è, secondo il mio modesto avviso, il fallimento della vera scientificità, che non è, come si crede, ripetizione dell'identico e passiva e forzata sottomissione alle stesse leggi (di per sé in evoluzione) di un unico settore della realtà.