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GIORNALI/ Barcellona: c'è chi vuol consegnare il nostro destino ai tecnici

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A questo punto la domanda che viene spontaneo porsi è a quale strategia del potere di controllo risponde una linea argomentativa come quella di Corbellini, dal momento che non si riesce certamente a trovare un certificato di garanzia della verità delle sue affermazioni sulle dinamiche psicosociali degli esseri umani. Per quale ragione non può essere applicato alla tesi di Corbellini lo stesso paradigma che può essere applicato anche agli altri saperi? È proprio un inammissibile autodafè quello che consente a Corbellini di esprimere giudizi così perentori di falsità e inautenticità ai discorsi di tutti i saperi che non siano il suo. 

Corbellini rappresenta lo spirito del tempo come dimostra la consonanza con gli articoli di Sandro Modeo che appaiono sul supplemento del Corriere della Sera. Nel suo ultimo saggio, intitolato L’etica è una questione di ormoni, Modeo ha completamente liquidato tutta l’inquietudine dell’animo umano espressa nelle opere d’arte dei monumenti della nostre città. Il nuovo libro di Patricia Churchland, Neurobiologia della morale, rende finalmente giustizia di tutte le discussioni etiche che vanamente gli uomini hanno cercato di alimentare nel corso dei secoli. Secondo Modeo, che riferisce il contenuto di questo libro, 700 milioni di anni fa una stringa di aminoacidi ha  influenzato non solo la fisiologia del parto ma ha anche prodotto  l’attaccamento della madre e la protezione dei cuccioli della sua specie. Il fondamento dell’etica, secondo Modeo, trae origine dall’esempio della mamma topo che include nel proprio spazio biologico quello dei piccoli da nutrire, pulire e proteggere anche quando non sono propri figli. In realtà, secondo questa scoperta, l’ossitocina ha introdotto la pratica della cura extraparentale, predisponendo così il nostro antenato topo a porsi il problema della responsabilità verso gli estranei alla propria discendenza. I “topi della prateria”, monogami e solidali, hanno introdotto nell’evoluzione degli esseri umani l’attitudine a valutare moralmente la responsabilità verso i non parenti. Tutto il processo evolutivo che porta alle argomentazioni morali anche della nostra epoca è determinato dall’ormone dell’ossitocina che è alla base del mutualismo e della cooperazione sociale. L’ossitocina è l’ormone della solidarietà morale fra gli esseri umani, e la sua presenza basta a determinare la differenza a livello neurofisiologico tra l’anaffettività di un serial killer, caratterizzato da un deficit ormonale, e la stabilità di una coppia di uomo e donna che si prende cura della propria prole e che è affettuoso anche con i vicini di casa. 

Francamente non saprei cosa rispondere di fronte a questa vera e propria offensiva del sapere neuroscientifico e neurobiologico, giacché mi trovo al bivio di sentirmi o l’erede di un topo delle praterie americane o di un intellettualoide medievale che ha inventato per ragioni di potere le categorie del bene e del male. Sarebbe facile liquidare queste posizioni inquadrandole in quelle che le scienze sociali classificano come fuga dalla realtà e delirio megalomane se non mi rendessi conto che oggi questa divulgazione pseudoscientifica sull’ultima verità della condizione umana non esprimesse una strategia di deresponsabilizzazione di ciascuno di noi rispetto ai propri comportamenti e se non mi suscitasse il dubbio che siamo in presenza di una vera e propria offensiva neomaterialista che tende a rendere possibile un controllo biochimico degli esseri umani. 



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COMMENTI
23/04/2012 - Lo scientismo della falsificabilità popperiana (Salvatore Ragonesi)

Pietro Barcellona spende inutilmente il suo tempo assai prezioso a contestare impostazioni, posizioni e metodi di dubbio valore, e comunque anacronistici, perché sono stati di moda, se ben ricordo, negli anni Ottanta del Novecento e poi hanno subìto una veloce decadenza. Lo scientismo metodologico della falsificabilità popperiana, in quanto applicato presuntuosamente e indiscriminatamente a tutti i fatti della natura, della storia e della psiche, non regge ad una visione aperta, problematica e non deterministica della vita. Il meccanicismo dei tecnici è, secondo il mio modesto avviso, il fallimento della vera scientificità, che non è, come si crede, ripetizione dell'identico e passiva e forzata sottomissione alle stesse leggi (di per sé in evoluzione) di un unico settore della realtà.