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GIORNALI/ Barcellona: c'è chi vuol consegnare il nostro destino ai tecnici

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Un pianeta sovraffollato come il nostro non è governabile senza un paradigma scientista che condanni ciascuno di noi a fare i conti col proprio genoma e con la propria ereditarietà biologica. Nessun altro  mondo è possibile in una visione scientista in cui la libertà di progettare il proprio destino è soltanto espressione di autoinganno e negazione dell’evidenza proposta dalla sperimentazione delle scienze neurobiologiche. 

Ciò che mi sorprende invece è che negli stessi inserti che contengono questi articoli ci siano poi scritti che sembrano apertamente contrastare questa visione del mondo. Come mai il cardinale Ravasi, che si fa promotore del “Cortile dei gentili” per favorire il confronto fra fede e scienza, scrive nello stesso supplemento domenicale in cui si professano le tesi di Corbellini un saggio sui detti di Gesù (pubblicati a cura di Matteo Grosso, nel volume intitolato Il Vangelo secondo Tommaso), nel quale si ripropone la tesi del Cristo Messia come fonte di meditazione dell’uomo contemporaneo? Un lettore di giornali, che abbia la pazienza di seguire i diversi interventi, non può non restare sorpreso: Corbellini denuncia la menzogna universale di ogni religione mentre Ravasi, qualche pagina dopo, ripropone il mistero di Cristo come tema attuale per la comprensione della crisi della nostra civiltà. 

Come si orienta un lettore del domenicale del Sole leggendo Corbellini e Ravasi? Non è forse questa strana convivenza una fonte di equivoco che disorienta ciascuno di noi nella configurazione dei temi reali del confronto che si dovrebbe sviluppare? Cosa è necessario per arrivare alla conclusione che la proposta che viene dalla neurobiologia è oggi un tentativo di cancellare la storia umana e di farci accettare un anno zero il cui futuro è soltanto nella mani di scienziati e tecnici? Lo chiedo agli autori degli articoli e a tutti noi come una necessità di uscire da ogni equivoco e assumersi finalmente la responsabilità di ciò che si pensa o si dice avendo il coraggio e la forza di contrastare le pretese egemoniche dell’attuale offensiva neonaturalistica. 

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COMMENTI
23/04/2012 - Lo scientismo della falsificabilità popperiana (Salvatore Ragonesi)

Pietro Barcellona spende inutilmente il suo tempo assai prezioso a contestare impostazioni, posizioni e metodi di dubbio valore, e comunque anacronistici, perché sono stati di moda, se ben ricordo, negli anni Ottanta del Novecento e poi hanno subìto una veloce decadenza. Lo scientismo metodologico della falsificabilità popperiana, in quanto applicato presuntuosamente e indiscriminatamente a tutti i fatti della natura, della storia e della psiche, non regge ad una visione aperta, problematica e non deterministica della vita. Il meccanicismo dei tecnici è, secondo il mio modesto avviso, il fallimento della vera scientificità, che non è, come si crede, ripetizione dell'identico e passiva e forzata sottomissione alle stesse leggi (di per sé in evoluzione) di un unico settore della realtà.