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25 APRILE/ Zecchi: siamo figli di una guerra civile. Non è uno scandalo

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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (InfoPhoto)  Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (InfoPhoto)

L’ho scritto perché trovo scandaloso che, com’è accaduto, si sia tentato di occultare quella storia. Il primo errore è dimenticare. La memoria viene tradita non quando non è «condivisa», ma quando viene meno il ricordo.

Quale è il senso del 25 aprile sul confine orientale?

Nel confine orientale, e nella parte orientale di quel confine, il 25 aprile non ha segnato la fine della guerra ma l’inizio di una nuova tragedia, quella di una vera e propria pulizia etnica e dell’esodo che ne seguì. Le terre che furono italiane vennero divise tra Slovenia e Croazia, e la popolazione mandata via. La «liberazione», laggiù, è il ricordo di ciò che era stata l’Italia e che ora non è più. Si può essere vincitori o vinti. Là gli italiani sono stati doppiamente sconfitti.

Il 25 aprile è stata principalmente la festa delle forze laiche e di sinistra che hanno visto in essa il momento culminante di una storia che il successivo regime – democristiano – ha tradito. Questa divisione che cosa ha comportato per l’Italia di oggi?

L’onda d’urto di quegli eventi postbellici è molto attenuata rispetto al passato. Rimane, nella sinistra, la tendenza a demonizzare l’avversario. A livello politico però non si avverte più l’emergenza di una divisione tra fascisti e antifascisti come negli anni 50-70. Semmai quella divisione è diventata quella tra berlusconiani e antiberlusconiani.

Le generazioni passano e già oggi i giovani non sono più legati emotivamente a quelle vicende. È un cambiamento in positivo per la nostra memoria collettiva oppure no?

È una cosa buona quando si affievoliscono quelle tensioni ideologiche che facevano parte della memoria del passato. Ma quando si dimentica, un cambiamento non è mai positivo. La memoria viene tradita quando non viene conservata. Quando questo accade, si tradisce la propria storia e la propria cultura.

Lei sembra rimpiangere lo scontro ideologico...

No. Non la demonizzazione dell’avversario, ma il confronto – quello vero – fa sempre parte della dialettica storica. Non possiamo condividere la memoria per buonismo o per decreto. Ben venga se si configura in uno scontro di idee, che è sempre espressione di una vitalità culturale, purché non sfoci nella violenza. Ma un pensiero che soffoca le differenze è essenzialmente nemico della ragione e della società.

(Federico Ferraù)




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COMMENTI
28/04/2012 - il pensiero che soffoca le differenze (luisella martin)

Le soffoca non tanto perchè da fastidio pensare che un altro non condivida le tue idee, ma perchè dal confronto scaturisce necessariamente un'assunzione di responsabilità. Dietro la proclamazione della forza morale e fisica dell'uomo sull'uomo di ogni dittatura, si nasconde, a mio parere, la viltà di non volersi assumere le proprie responsabilità. Assumersi le responsabilità delle proprie azioni è fatto che implica la nostra libertà interiore e quindi l'esistenza di Dio che ci ha fatto simili a Lui. Più facile dare la colpa agli altri! Siamo figli di una guerra civile da sempre, da Caino e Abele in poi! Lo scandalo è non accorgersene.

 
25/04/2012 - Ancora Oggi (Antonio Servadio)

Ancora oggi, quando certi pochi anziani esuli Fiumani organizzano qualche incontro pubblico per raccontare le vicende come le hanno vissute loro, lo straziante esodo delle loro famiglie, il peso di una memoria dolorosa, di strappi violenti, che li insegue ovunque, inesorabilmente intervengono individui e a volte anche gruppetti di fanatici molto politicamente orientati, che fanno polemiche di chiaro stampo ideologico, lanciano acide accuse, intimidiscono, creano tensioni, pur di negare a priori quelle (uniche) preziose voci di testimoni diretti, quelli che erano bambini o ragazzi in Istria, quelli che vogliono raccontare la propria memoria per condividerla. I gruppettari vogliono esattamente il contrario, vogliono reprimere le testimonianze, perché deve vincere la loro lettura politica e ideologica. Non vogliono lasciare parlare. No, non c'è affatto memoria condivisa. Non c'è proprio memoria; perchè se lei interroga la gente chiedendo il significato di "via Fiume", le rispondono che si tratta di un corso d'acqua. Non esistono più gli schieramenti politici della cosiddetta "prima repubblica" ma restano vive e floride certe forme mentali, le ideologie. Peggio che in passato, perché almeno in passato avevano una precisa etichetta, era palese che ci fossero. Oggi ci sono ma non sono dichiarate. Sono mimetizzate. Vergognosamente con gli stessi paraocchi della storia, per cancellarne alcuni pezzi scomodi.