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LETTURE/ Luzi, Pasolini e il marxismo

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Mario Luzi (1914-2005) (InfoPhoto)  Mario Luzi (1914-2005) (InfoPhoto)

Ma il passaggio dell’articolo di Luzi che più innervosì Pasolini fu questo: «Oggi nessuna convinzione teorica e scientifica pone il principio e il fine della realtà nella realtà stessa, neppure il marxismo che considera piuttosto la dinamica delle leggi che la governano. Il concetto di reale non è mai stato più dubbio e soggetto a vertiginose complicazioni».

Pasolini reagisce con forza, e, sempre sulla pagine della Chimera, scrive: «No, dobbiamo essere oggettivi. Oggi una nuova cultura, ossia una nuova interpretazione intera della realtà, esiste, e non certamente nei nostri estremi tentativi di borghesi d’avanguardia nello sforzo sempre più inutile di aggiornare la nostra: esiste, in potenza, nel pensiero marxista; in potenza, ché l’attuazione è da prospettare nei giorni in cui il pensiero marxista sarà (se è questo il destino) prassi marxista nella storia di una nuova classe sociale organizzante la vita. [...] Esiste dentro di noi, sia che vi aderiamo, sia che la neghiamo; e proprio in questo nostro impotente aderirvi, e in questo nostro impotente negarla».

Nella controversia tra i due s’inserisce a questo punto, in privato, con la discrezione che gli era solita, Carlo Betocchi, poeta anch’egli e sodale di Luzi, che con Pasolini aveva un intenso e affettuoso rapporto d’amicizia. In una lettera del 19 ottobre, Betocchi gli scrive: «...non credo che la dottrina marxista interpreti pienamente la realtà, e si sa che ciò dipende dal fatto che bisogna intendersi prima su che cosa sia la realtà». È quindi Betocchi che, per via personale e non pubblica, si preoccupa di mettere a fuoco la questione nei termini con cui essa si stava realisticamente ponendo: ovvero una riapertura del problema ontologico. Pasolini legge però in questo genere di considerazioni la corsa ai ripari di un apriorismo dogmatico. Scrive: «In un ambito culturale che è quello prima del marxismo, cioè quello borghese e cattolico, tale istanza è puro flatus vocis, in quanto alla domanda “Che cos’è la realtà?”, la cultura borghese e cristiana ha già pronta la sua risposta» (26 ottobre 1954).

Ma nella stessa lettera, Pasolini significativamente aggiunge: «La mia posizione è di chi vive un dramma: sento in me svuotate le ragioni borghesi e ridotto a puro irrazionale e amore cristiano. Questa è una constatazione, non una tesi. D’altra parte nulla sostituisce quegli schemi: non c’è un altro, chiamiamolo rozzamente così, ideale su cui far leva per la purezza della mia vita interiore. Perciò guardo con curiosità e trepidazione all’ideale marxista». 



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COMMENTI
29/04/2012 - Il mondo "totale" di Mario Luzi (Salvatore Ragonesi)

Fabrizio Sinisi compie un'operazione storica assai opportuna ed interessante di rievocazione di un contrasto ideologico, stilistico e letterario degli anni Cinquanta tra due grandi esponenti della cultura nazionale sulle pagine del glorioso quindicinale vallecchiano "La Chimera". Mario Luzi e Pier Paolo Pasolini intendevano rappresentare, rispettivamente, il pensiero cattolico e quello marxista e si cimentavano con tremende difficoltà nella difesa delle loro posizioni estetiche. L'argomento proposto da Pasolini in difesa del marxismo era la sua capacità di produrre nuova cultura: "Oggi una nuova cultura esiste, in potenza, nel pensiero marxista". E Luzi, secondo il suo agguerrito interlocutore, sarebbe stato "un poco troppo sbrigativo" nel liquidare il pensiero marxista, ponendo invece il principio ed il fine della creatività nel solo realismo cristiano. Si richiedeva tanto coraggio a quel tempo (1954) per contrastare Pasolini e dire che il marxismo non interpretava tutta la realtà o che "il furore antiermetico" non aveva una valida giustificazione, giacché la poesia nasce dove c'è "imperiosa forza di determinazione" del conoscere e del connettere le cose, i linguaggi ed i sentimenti. Nel dibattito sul realismo, Luzi dimostrava maggiore profondità e più validi strumenti filosofici, e una più larga ed acuta prospettiva estetica che non si accontenti di descrivere il mondo "per fragmenta".