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PRIMO LEVI/ Anche l'Idrogeno può diventare la vocazione di una vita

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Primo Levi (immagine d'archivio)  Primo Levi (immagine d'archivio)

Più spesso si tratta di esperienze vissute di un tecnico, come gli spassosi Azoto e Cromo. I due racconti più antichi risalgono ai giorni in cui un neolaureato ebreo aveva trovato fortunosamente un impiego in una cava defilata dal fanatismo razziale, e dedicava a leggere e scrivere le sue sere solitarie. Il primo dei due, Piombo, è da solo un piccolo capolavoro: racconta la storia di un antico cavatore, Rodmund, di cui si intuiscono le origini forse scandinave e l'arrivo nella Sardegna ricca di minerali. Mi è capitato di leggerlo a scuola, di fronte a studenti che non sapevano di cosa si trattasse, con pochi trucchi scenici come porre l'aula in penombra e nascondere la copertina del libro. L'ho fatto raramente - non bisogna inflazionare i miracoli - ma ho sempre visto su di me occhi rapiti in un silenzio irreale: e questo, con la letteratura da poco, non capita. 

Tra i molti articoli apparsi nelle ultime settimane, ho trovato davvero efficace A life scientific di Ian Thomson, anche perché le pagine del Financial Times non sono sospettabili di parzialità verso la narrativa nostrana (o la chimica). La tesi dell'autore è che non solo i libri di Levi siano prodigiosi in sé, ma che Il sistema periodico sia stato niente meno che la molla che ha rimesso in moto un'antica ma abbandonata tradizione, quella della grande letteratura ispirata da argomenti scientifici, da Lucrezio a Darwin.

Thomson cita Dawkins e ovviamente Stephen Jay Gould (quest'ultimo forse più vicino alla levitas del Nostro, penso ai saggi di L'altrui mestiere), ma è appena il caso di aggiungere Sacks, che volutamente aveva messo il tungsteno nel titolo della sua autobiografia. L'attenzione con cui il critico ha gustato le pagine di Levi arriva anche a quella curiosa antologia letteraria personale che è La ricerca delle radici, in cui due titoli evocatori di spunti etici come Le parole del Padre e La misura di tutte le cose si riferiscono, e non per scherzare, alle norme di sicurezza del manuale di laboratorio del Gatterman e ad una norma tecnica Astm per valutare la resistenza degli adesivi all'attacco degli scarafaggi!

E da qui torniamo direttamente ad Idrogeno, il racconto delle diverse motivazioni per cui due adolescenti si apprestavano a scegliere lo studio della chimica: “Ero sazio di libri, che pure continuavo a ingoiare con un voracità indiscreta, e cercavo un'altra chiave per i sommi veri: una chiave ci doveva pur essere, ed ero sicuro che, per una qualche mostruosa congiura ai danni miei e del mondo, non l'avrei avuta dalla scuola”. La filosofia del liceo classico gli aveva insegnato le domande, dalla chimica cercava - e nella chimica aveva trovato - tante risposte, finché quella chiave gli ha permesso di comprendere la dignità dell'uomo nel Creato, artefice e spettatore insieme. Mi vien da pensare a come la chimica sia ulteriormente avvilita dalla nuova riforma scolastica, ma non stiamo a sparare sulla Croce Rossa. 



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