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IL CASO/ I musei italiani sono i peggiori del mondo, ecco perché

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Cosa non succede nei musei italiani? (InfoPhoto)  Cosa non succede nei musei italiani? (InfoPhoto)

Settimana scorsa il Cipe ha deciso lo stanziamento di 76 milioni per interventi urgenti in alcuni musei italiani, tra cui spicca un mega stanziamento per rendere finalmente realtà il progetto ormai quasi cinquantennale della Grande Brera. Ovviamente non si può che essere felici di una decisione del genere, soprattutto perché arrivata in un momento di pesanti ristrettezze economiche: gli investimenti nella cultura sono ossigeno vero per tutti.

Quei fondi servono per la conservazione o il rilancio di istituzioni più o meno grandi. Ma conservare o rilanciare non basta: bisogna che poi le persone frequentino sempre di più quei luoghi, che se ne arricchiscano, che turisti sempre più numerosi arrivino ad ammirarli. Per questo sarebbe bello che una briciola di quello stanziamento andasse a colmare almeno simbolicamente un ritardo folle che le istituzioni museali italiane hanno accumulato in questi anni.

Per farla breve, non so si vi è mai capitato di andare sul sito degli Uffizi o su quello di Brera o su quello della Galleria Borghese (ma potete mettere nel motore di ricerca il museo che volete, l’esito è più o meno sempre lo stesso). L’esito è deprimente, per non dire drammatico. Provate ad esempio a digitare il sito del più importante e frequentato Uffizi: Google come primi tre risultati dà altrettanti siti marcati come commerciali, per la prenotazione dei biglietti. Poi arriva il sito del museo, che non è uffizi.it né uffizi.com (sono domini in mano a privati), ma www.polomuseale.firenze.it/musei.

Non è che a quel punto siete arrivati al sito degli Uffizi, perché ancora avete fatto qualche passaggio da fare. Quando poi siete arrivati non avrete trovato molto di più delle informazioni su orari e biglietti. Se per caso vi avventurate a cercare informazioni su qualche opera esposta, tutt’al più troverete il numero di inventario e un riferimento alle foto custodite nella fototeca della galleria. Non vado oltre. Quanto al sito della tanto attesa Grande Brera non si potrà arrivare né attraverso il dominio brera.com che è di una finanziaria, né brera.it che è stato preso dagli amici di Gianni Brera, con tanto di patrocinio del Comune di Milano...

Si può dire che un museo non ha poi così bisogno di un sito. Ma allora perché entrando in uno qualsiasi dei domini di grandi e piccoli musei europei ci si trova regolarmente davanti a siti spesso ricchi e affascinanti, frutto di investimenti importanti non solo per le risorse messe ma per il pensiero che ci sta dietro? Guardatevi il sito del Prado (ovviamente il dominio è quello che deve essere: museodelprado.es), ne vedrete di ogni, con capolavori che si possono ammirare centimetro per centimetro. Oppure andate sul sito di un museo “vetusto” come il Kunsthistorishes di Vienna. Non troverete nessuna soluzione ad effetto, ma intanto i materiali forniti in tedesco e inglese sono tantissimi. Insomma, sbizzarritevi e scoprirete davvero cose bellissime che fanno venire una gran voglia di andarli a vedere dal vero. 



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