BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ L’"illusione" di Foscolo è anche il dramma di noi moderni

Pubblicazione:

Ugo Foscolo (Immagine d'archivio)  Ugo Foscolo (Immagine d'archivio)

Foscolo rimase creativo fino a quando pensò che quegli ideali fossero reali; e che le nostre creazioni fossero “illusioni” solo nel senso di essere raffigurazioni provvisorie create da noi uomini. Parziali, ma non false; frutti di una lunga tradizione, ma non ideologie. Poi incominciò a capire che gli altri, i suoi amici, non vi credevano e non vi obbedivano anche quando le proclamavano, e da qui nacque la sua ammirazione per il passato. Ma poi, peggio ancora, si rese conto che egli stesso, che bramava una vita tutta creativa, tutta ideale, tutta riempita di gesti grandi e nobili, si accontentava di vivere nel suo mondo che trasformava l’amore in sesso e pettegolezzo, la bellezza in moda, la giustizia in opportunità. Deluso di se stesso, pensò che gli ideali non fossero reali, che fossero falsi anch’essi.

Ma quando si naturalizzano del tutto gli ideali, quando si pensa che non ci sia nulla di buono, di vero e di giusto per cui valga la pena vivere, la creatività e la gioventù si spengono, l’epigramma sarcastico vince sulla poesia, la critica prende il posto del romanzo. La solitudine finale è l'esito di questa perdita: grande era l'anima di Foscolo, ma non è dato all'uomo essere grande da solo. Soltanto in un grande amore diventa se stesso. E più è grande il dialogo d’amore che vive, più è presente una fonte di creatività che è altro da sé, più gli ideali sono alti e veri – anche quando non si riesce a viverli – più egli diventa grande in razionalità, cioè in poesia.

 

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.