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PASQUA/ Caffarra: la Resurrezione "sconfigge" ogni ragione e ogni Legge

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Piero della Francesca, Resurrezione (1460 circa; particolare. Immagine d'archivio)  Piero della Francesca, Resurrezione (1460 circa; particolare. Immagine d'archivio)

Grandi sono i misteri che stiamo celebrando, cari fedeli. Grande è l’evento che sta accadendo in voi, cari catecumeni eletti: l’evento del terzo giorno, accolto il quale, Dio stesso comincerà a guidarvi e a indicarvi la via della salvezza [cfr. Origene, Omelie sull’Esodo V, 2; CN ed., Roma 2005, 153].

La Chiesa nella sua sapienza educativa ci introduce in questi Santi Misteri mediante realtà visibili, «perché conoscendo Dio visibilmente, per mezzo suo siamo rapiti all’amore delle cose invisibili» [Prefazio I di Natale].

Vorrei fermarmi su una delle realtà visibili che hanno questo compito, rapirci all’amore delle cose invisibili: la luce. Essa sta accompagnando la nostra veglia, dal buio in cui l’abbiamo iniziata.

1. La prima parola che Dio pronuncia, secondo la S. Scrittura, è: «Sia la luce!». La luce è stata la prima creatura uscita dalle mani creatrici di Dio. Questo fatto è carico di significato.

Non dobbiamo pensare solamente alla luce visibile ai nostri occhi, ma alla nostra capacità di essere illuminati dalla Sapienza divina. Mediante la luce di Dio a cui noi partecipiamo in quanto creature spirituali, ci rivolgiamo al nostro Creatore. Ma possiamo distogliere dal Signore la luce che Dio ha acceso in noi donandoci la ragione, e «ricadere in una vita simile ad un abisso di tenebre» [Agostino, Confessioni XIII, 2. 3; NBA 1, 453].

Ritroviamo questo contrasto fra luce e tenebre nella narrazione della liberazione di Israele dall’Egitto: «La nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte».

La tenebra avvolge coloro che «hanno amato le tenebre più della luce» [Gv 3. 19], e la luce accompagna coloro che hanno deciso di camminare in essa, per essere liberati da ogni forma di schiavitù.

In che modo la luce di Dio partecipata all’uomo diventa via verso la libertà? Ce lo ha detto il profeta Baruc. «Egli [Dio] ha scrutato tutta la via della sapienza e ne ha fatto dono a Giacobbe suo servo [...]. Essa è il libro dei decreti di Dio, è la legge che sussiste nei secoli [...]... Accoglila; cammina allo splendore della sua luce».

Dio non ha solo acceso in noi la luce della nostra ragione, quando ci ha creati «a sua immagine e somiglianza». Ma ben sapendo che «i ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni, perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima e la tenda di argilla grava la mente dai molti pensieri» [Sap 9, 14-15], ci ha istruiti Egli stesso attraverso la divina istruzione consegnata ai santi libri della Scrittura. E «i comandi del Signore sono limpidi, danno luce agli occhi». Israele uscito dall’Egitto non va verso una libertà intesa come l’affermazione di ognuno a prescindere dall’altro. Va verso una libertà che è un bene condiviso, plasmata dalla luce della Legge di Dio.



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