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PASQUA/ Mikawy (giudice): così noi musulmani faremo festa insieme ai cristiani

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L’importanza della Pasqua per noi musulmani è ancora più viva oggi, nell’attuale contesto politico e sociale dell’Egitto.

Dopo la rivoluzione del 25 gennaio 2011, nel Paese si è creata una situazione tale per cui noi musulmani partecipiamo alle celebrazioni religiose dei cristiani, e questi ultimi sono spesso presenti alle preghiere islamiche. E’un modo per esprimere la nostra unità, e ribadirla anche di fronte a coloro che vorrebbero dividerci. La rivoluzione ci ha infatti resi consapevoli del fatto che, musulmani e cristiani, viviamo tutti sulla stessa terra, abbiamo tutti gli stessi obiettivi, e se non riusciremo a convivere accettandoci gli uni gli altri falliremo nel tentativo di raggiungerli.

Le ragioni dell’unità tra musulmani e cristiani non sono da ricercare però solo in un’analisi politica o nella contingenza storica particolarmente difficile che l’Egitto si trova ad affrontare.

Le motivazioni sono molto più profonde, e vanno individuate all’origine della creazione del mondo. Perché fin dal principio Dio ha creato ogni uomo? Nel Corano possiamo trovare alcune risposte. Tutto ciò è avvenuto perché noi esseri umani potessimo adorare e ringraziare il nostro Creatore. Nello stesso tempo, i musulmani credono nel fatto che Dio non ha alcun bisogno di essere adorato da noi, perché essendo infinito potrebbe gettarci via in qualsiasi momento come oggetti privi di qualsiasi valore, e ricominciare tutto da capo con una seconda creazione del mondo. Proprio per questo noi musulmani non ci sentiamo superiori agli altri esseri umani e rispettiamo le altre due grandi religioni monoteiste, Cristianesimo ed Ebraismo. La Pasqua è dunque un’occasione unica affinché noi musulmani possiamo aprire una porta piena di pace e di amore ai nostri fratelli cristiani, in grado di illuminare questi giorni così difficili che sta vivendo il nostro Paese.



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COMMENTI
07/04/2012 - Interessante (Antonio Servadio)

Articolo molto interessante, informativo ed educativo. Bisognerebbe tradurre questo articolo in egiziano e diffonderlo almeno tra gli egiziani domiciliati in Italia. Infine, una domanda; il Giudice Mikawy (o altri intellettuali di simile levatura) ha provveduto a diffondere questo messaggio, in modo capillare, all'interno del loro paese?