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PASQUA/ Mikawy (giudice): così noi musulmani faremo festa insieme ai cristiani

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Domenica i cristiani di tutto il mondo celebreranno la Santa Pasqua, e il Lunedì dell’Angelo del calendario copto noi musulmani egiziani festeggeremo una seconda ricorrenza antichissima chiamata Sham el-Nessim. Si tratta di una tradizione che risale all’epoca dei Faraoni, di secoli precedente rispetto sia al Cristianesimo sia all’Islam. In origine Sham el-Nessim coincideva con l’inizio della primavera, e ogni anno cade il primo lunedì dopo la Pasqua dei Copti. Ancora oggi noi musulmani egiziani siamo abituati a vivere le due festività come l’una complementare all’altra e a percepirle come in forte relazione tra di loro.

Il fatto che per un musulmano anche la Pasqua rappresenti un momento di festa non deve stupire. Il Corano e gli Hadith, il libro con i detti del profeta Maometto, ci ammoniscono a rispettare profondamente i nostri vicini cristiani, trattandoli con generosità e senza compiere distinzioni sulla base delle reciproche convinzioni religiose.

Il profeta Maometto ci ha ricordato diverse volte che colui che crede in Allah e nel Giorno del Giudizio Finale, non deve recare danno ai suoi vicini. Mentre in altri passaggi del Corano si afferma che quando i concittadini di altre religioni celebrano le loro festività, noi musulmani dobbiamo condividere la loro gioia. Quando l’Angelo Gabriele apparve al profeta Maometto, insistette ripetutamente con lui ricordandogli che doveva rispettare le persone di altre religioni. La tradizione di festeggiare lo Sham el-Nessim il lunedì di Pasqua si è tramandata anche in era islamica proprio perché i musulmani hanno il dovere di tenere nella massima considerazione i cristiani.

Maometto ha parlato del rapporto che un fedele islamico deve avere con i suoi vicini anche nella parte del Corano dedicata alle eredità. Nel sistema ereditario musulmano, se un uomo muore le sue sostanze sono tramandate non soltanto ai figli e alle figlie, ma in parte anche ai vicini, di qualsiasi religione essi siano. E questo è avvenuto per decisione dei compagni più stretti che il Profeta ha avuto in vita, che hanno trasmesso in forma scritta il suo insegnamento orale.



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COMMENTI
07/04/2012 - Interessante (Antonio Servadio)

Articolo molto interessante, informativo ed educativo. Bisognerebbe tradurre questo articolo in egiziano e diffonderlo almeno tra gli egiziani domiciliati in Italia. Infine, una domanda; il Giudice Mikawy (o altri intellettuali di simile levatura) ha provveduto a diffondere questo messaggio, in modo capillare, all'interno del loro paese?