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PASQUA/ Pasolini, la pittrice e quell’"attore per sbaglio" che fece la Sua parte

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Marlene Dumas, Pasolini’s Jesus, 2012 (courtesy l’artista, ph.©Peter Cox)  Marlene Dumas, Pasolini’s Jesus, 2012 (courtesy l’artista, ph.©Peter Cox)

Fatta quella parte, Irazoqui ha naturalmente subito chiuso con il cinema. Con qualche imbarazzo assistette comunque alle anteprime, alle quali erano stati naturalmente invitati tanti esponenti della sinistra, intellettuali e politici. Una volta il giovane attore si trovò a fianco di Pietro Ingrao e Giorgio Amendola i quali, pur apprezzando il film, avevano suggerito caldamente di tagliare le scene dei miracoli di Gesù. Irazoqui riferì la cosa a Pasolini, il quale a sua volta gli chiese lui cosa ne pensasse. E lui senza esitare, aveva risposto: “Per me devono restare”.

Quando ancor oggi chiedono a Irazoqui di ricordare quell’esperienza lui la racconta in questi termini: “All’improvviso sono stato catapultato in un mondo di amici e di stimoli così forte che è stata davvero la scoperta della vitalità e della libertà. Una sorta di esplosione di gioventù... una scoperta della vita, per me”. Era quella libertà che permetteva a Pasolini di rispondere così a chi, con petulanza, gli chiedeva perché dicendosi non credente avesse fatto un film su Gesù: “Se sai che sono un non credente, allora mi conosci meglio di quanto io conosca me stesso. Posso anche essere un non credente, ma sono un non credente che ha nostalgia di una fede”.

Tornando da dove abbiamo preso le mosse: Marlene Dumas nel piccolo spazio del quadro esposto alle Stelline è riuscita a condensare tutto il senso di questa storia nei pochi centimetrati quadrati di questa tela. Quel volto non è semplice la rappresentazione realistica del Gesù pasoliniano, è la restituzione sintetica e intensissima di un’esperienza vissuta. Non è il solo quadro importante di una mostra molto bella che non va persa. Certo è il quadro che una volta usciti non si stacca più dai nostri occhi.

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