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J'ACCUSE/ Barcellona: ecco la "secessione" che dividerà l’Italia

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Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)  Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)

Goffredo Buccini sul Corriere della Sera del 5 aprile, pur criticando il tono e i contenuti dell’intervento di Di Pietro contro Monti, riconosceva che è impossibile ormai non rendersi conto che siamo in presenza di un dramma collettivo di inaudite dimensioni. L’incubo antico della povertà interpella e tocca tutti noi e tuttavia non si può, secondo il giornalista citato, addossare al Presidente del Consiglio la responsabilità di questa catastrofe umana. Il riferimento ovvio è alla frequenza spaventosa di suicidi di piccoli imprenditori, di lavoratori e di anziani pensionati di fronte al fallimento di ogni loro prospettiva di futuro “economicamente normale”.

Il suicidio è un evento drammatico in una comunità e, come scriveva Pavese ne Il mestiere di vivere prima di abbandonarsi al gesto estremo, molte donne vi ricorrono nella solitudine disperata della loro vita domestica. James Hillman ha dedicato un bellissimo volume alla riflessione sul rapporto fra la crisi personale, che può colpire chiunque, e la terribile decisione di farla finita con questo mondo. È singolare che lo stesso Hillman negli anni in cui scriveva questo libro sottolineava che solo tre saperi particolari – il sapere filosofico, il sapere religioso e il sapere psicoanalitico – possono aiutare coloro che soffrono il mal di vivere ad elaborare il proprio dolore.

La diffusione di un fenomeno così drammatico, con tutto il carico di sofferenze su chi decide di sopprimersi e sul gruppo dei parenti e degli amici che subiscono il lutto di una persona cara, è un indicatore della profondità del malessere di quest’epoca che inutilmente ci sforziamo di esorcizzare. Chi precipita la propria vita nel nulla recide consapevolmente o non consapevolmente il legame di solidarietà che unisce un gruppo e dà a tutti i suoi membri il senso di una reciproca incapacità di sostegno affettivo. Il suicidio è sempre un fallimento, anche quando assume la forma del consapevole distacco dalla realtà maturato attraverso anni di solitudine mentale. Quando una persona che appartiene ad un gruppo di lavoro o di amici decide improvvisamente di togliersi la vita, in gioco non è soltanto il suo personale destino, ma l’evidente incapacità del gruppo di appartenenza di contenere il dolore psichico di colui che decide di lasciare il campo. Il suicidio può essere l’esplosione di una lucida disperazione in cui si prova il vuoto di un abbandono totale da parte di tutti coloro dai quali ci si aspetta amore e amicizia, ma è anche il segno drammatico della dissoluzione totale di quel “contenitore” che permette a ciascuno di noi di sopportare sofferenze e frustrazioni senza abbandonarsi all’assoluta negatività del proprio desiderio di morte.

La storia umana è ricca di racconti in cui si parla di varie forme di suicidi e di diverse motivazioni: la resistenza alle torture, la difesa della propria libertà, la testimonianza di un sacrificio per sottrarre altri ad un destino comune, la difesa di un segreto che non si vuole rivelare ma, in ogni caso, anche il suicidio eroico rappresenta un momento di catastrofe che lascia una ferita incolmabile nel tessuto sociale. Ogni epoca ha avuto il suo elenco di suicidi per le cause più disparate, come quelli conseguenti alle delusioni d’amore nell’ottocento romantico, ma ogni epoca ha un timbro che ne segna i connotati sociali e che esprime il senso collettivo di un disastro incombente, di una paura insostenibile.



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COMMENTI
09/04/2012 - Dal comunismo al moralismo (Luca Rossini)

Ho il massimo rispetto per Barcellona, ma ogni volta che lo leggo mi convinco sempre di più che è rimasto il solito vecchio comunista, ma non più in senso storico, quanto in senso profetico-ideale. Proprio per questo - alla luce di quella geniale intuizione di Del Noce che fu l'eterogenesi dei fini - non può che tramutarsi in un vecchio moralista, che racconta ai nipotini la favola secondo cui il passato era tutta un'altra cosa ("i legami sociali distrutti dall’offensiva neoliberista") per non parlare del radioso sol dell'avvenire del comunismo, ma ovviamente quello "vero" (cioè quello che non è mai esistito semplicemente perché non potrà mai esistere): "Geminello Alvi ha scritto delle pagine terrificanti sul dispotismo orientale e sulle pratiche schiavistiche di questi nuovi regimi totalitari che si spacciano per regimi comunisti." Già, la Cina non è comunista, perché il comunismo è tutt'altro che un regime totalitario! Sinceramente mi fa un po' tenerezza, e mi auguro che possa veramente avvicinarsi a chi realmente salva l'uomo: non una favola, non un partito, non la classe operaia o quella padronale, bensì Gesù Cristo.

 
09/04/2012 - Bellissimo (ANTONIO Saini)

Bellissomo articolo. Anche se un po' lungo val la pena leggerlo. Mi chiedo perchè in un momento di crisi si faccia un governo di "professori" (tecnici senza "anima") anzichè un governo di "pensatori". Magari affiancati da tecnici che ne traducano in pratica le idee, ma, come dice il card. Scola in altro confronto, si sappia "chi conduce la danza".

 
09/04/2012 - nel 2009 (Diego Perna)

Quando giá alcuni nel 2009 , me compreso, pensavano cose del genere, che a leggerle oggi mettono in uno stato d' ansia permenente, avevano quasi timore a dirle, perchè in una sorta di festa mediatica berlusconiana che la crisi era alle spalle, giá finita, anzi non c'era mai stata, erano tacciati di catastrofismo. Oramai nessuno si stupisce più di nulla, siamo veramenta arrivati al capolinea, la finanza e chi ci sta dietro sta distruggendo il nostro lavoro e anche la nostra speranza. Rimane ormai un solo baluardo, la persona e la coscienza di se, di cosa è ancora capace di fare continuando a credere che il lavoro vale perchè e come l' aria che si respira cioè un bisogno. Vale la pena lavorare come glia artigiani medievali, ma anche contemporanei, che vedono in un lavoro ben fatto la loro ricompensa a prescindere. Se lo stato o chi per lui, finaza mercati o altro, tenteranno di toglierci questo valore, che non è quantificabile con nessuna moneta, allora dovremo combattere. È stata scatenata una guerra contro questi valori dell' uomo, contro la sua dignità, la sua umanitá. Non si può più fare finta di niente. Grazie Buona Pasqua