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J'ACCUSE/ Barcellona: ecco la "secessione" che dividerà l’Italia

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Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)  Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)

La malattia della politica riguarda, a mio parere, in modo particolare la sinistra perché è sempre l’opposizione al sistema di potere vigente a dover dar prova di alternative convincenti. Questo però non significa affatto sovrapporre alla nomenclatura attuale una nuova nomenclatura di gruppi di pressione che reclamano legittimazione politica dal solo fatto di autoconvocarsi in ipotetiche assemblee fondative. Il modello delle leghe operaie e delle associazioni di mutuo soccorso che sostengono gli operai in lotta resta ancora un punto di partenza insuperato. Come ha scritto il vecchio Panikkar nelle sue riflessioni sulla politica, non si tratta di fare il bene, ma di fare bene, cioè a dire si tratta di mettere in opera con i comportamenti pratici le idee in cui si crede.

Nell’epoca di un cambiamento catastrofico come il nostro, non ha alcun valore tutto ciò che fugge dalla realtà e non ha senso ipotizzare a parole magnifici traguardi per una società postconflittuale che sappia gestire pacificamente i beni comuni e la tutela del lavoro. Come sempre, per le idee bisogna lottare praticamente dando l’esempio con la propria vita e interpretando le contraddizioni reali come spazio per costruire nuovi passaggi verso il futuro. Il tema della crisi della politica, della crisi della sinistra e della crisi economica va letto oggi come crisi sociale del tessuto connettivo della società italiana, di cui sono vittime principalmente i ceti medi produttivi e i lavoratori autonomi e dipendenti: è di questa realtà sociale, psicologica ed economica che bisogna capire la tendenza verso il cambiamento, trasformando le aspirazioni individuali in risorse collettive capaci di incidere concretamente sull’equilibrio dei poteri reali nel territorio e nel Paese.

Sarei molto colpito se tutti coloro che come me pensano che siamo di fronte ad una crisi epocale che tocca le condizioni materiali dell’esistenza di migliaia e migliaia di uomini e donne, promuovessero una raccolta di fondi per la costruzione di un piano di aiuto ai giovani disoccupati e di sostegno concreto alle famiglie che vivono le nuove difficoltà di una vita miserabile ed incerta. Credo sempre che il futuro è nelle mani degli uomini se chi ha il privilegio di parlare in pubblico si sforza di parlare con verità e coscienza critica.

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COMMENTI
09/04/2012 - Dal comunismo al moralismo (Luca Rossini)

Ho il massimo rispetto per Barcellona, ma ogni volta che lo leggo mi convinco sempre di più che è rimasto il solito vecchio comunista, ma non più in senso storico, quanto in senso profetico-ideale. Proprio per questo - alla luce di quella geniale intuizione di Del Noce che fu l'eterogenesi dei fini - non può che tramutarsi in un vecchio moralista, che racconta ai nipotini la favola secondo cui il passato era tutta un'altra cosa ("i legami sociali distrutti dall’offensiva neoliberista") per non parlare del radioso sol dell'avvenire del comunismo, ma ovviamente quello "vero" (cioè quello che non è mai esistito semplicemente perché non potrà mai esistere): "Geminello Alvi ha scritto delle pagine terrificanti sul dispotismo orientale e sulle pratiche schiavistiche di questi nuovi regimi totalitari che si spacciano per regimi comunisti." Già, la Cina non è comunista, perché il comunismo è tutt'altro che un regime totalitario! Sinceramente mi fa un po' tenerezza, e mi auguro che possa veramente avvicinarsi a chi realmente salva l'uomo: non una favola, non un partito, non la classe operaia o quella padronale, bensì Gesù Cristo.

 
09/04/2012 - Bellissimo (ANTONIO Saini)

Bellissomo articolo. Anche se un po' lungo val la pena leggerlo. Mi chiedo perchè in un momento di crisi si faccia un governo di "professori" (tecnici senza "anima") anzichè un governo di "pensatori". Magari affiancati da tecnici che ne traducano in pratica le idee, ma, come dice il card. Scola in altro confronto, si sappia "chi conduce la danza".

 
09/04/2012 - nel 2009 (Diego Perna)

Quando giá alcuni nel 2009 , me compreso, pensavano cose del genere, che a leggerle oggi mettono in uno stato d' ansia permenente, avevano quasi timore a dirle, perchè in una sorta di festa mediatica berlusconiana che la crisi era alle spalle, giá finita, anzi non c'era mai stata, erano tacciati di catastrofismo. Oramai nessuno si stupisce più di nulla, siamo veramenta arrivati al capolinea, la finanza e chi ci sta dietro sta distruggendo il nostro lavoro e anche la nostra speranza. Rimane ormai un solo baluardo, la persona e la coscienza di se, di cosa è ancora capace di fare continuando a credere che il lavoro vale perchè e come l' aria che si respira cioè un bisogno. Vale la pena lavorare come glia artigiani medievali, ma anche contemporanei, che vedono in un lavoro ben fatto la loro ricompensa a prescindere. Se lo stato o chi per lui, finaza mercati o altro, tenteranno di toglierci questo valore, che non è quantificabile con nessuna moneta, allora dovremo combattere. È stata scatenata una guerra contro questi valori dell' uomo, contro la sua dignità, la sua umanitá. Non si può più fare finta di niente. Grazie Buona Pasqua