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IDEE/ Davvero i neuroni possono spiegare tutto?

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Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-01, particolare; immagine d'archivio)  Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-01, particolare; immagine d'archivio)

In effetti, è solo al livello del difficile impegno, tutt’altro che ormonalmente garantito, nei confronti della responsabilità, della giustizia, o del perdono, che si apre la dimensione propriamente umana ovvero libera e dunque la dimensione morale. Potremmo perfino sostenere, con qualche buona ragione, che è solo in una dimensione provocatoriamente innaturale (contro i nostri istinti egoistici, contro la tendenza a privilegiare coloro che ci sono più vicini rispetto agli estranei, etc.) che si può parlare di moralità, anche se questo radicalismo dal sapore kantiano rischia di tagliar fuori, a sua volta, parte delle dimensioni antropologiche effettive.

Il fatto è che proprio l’impegno morale assolutamente personale e libero è ciò che viene negato. In ultima analisi, quello che tali riduzionismi, in veste ormonale o altrimenti improntati, propongono è un ridimensionamento molto grave della dimensione della libertà, ridotta, almeno nei casi filosoficamente più consapevoli, ad un’apparenza da demitizzare o nella migliore delle ipotesi a un’utile finzione. Si tratta di un asserto teorico perfettamente rispettabile – purché poi non si pretenda di fare della stessa libertà il faro delle nostre rivendicazioni etiche o delle richieste di diritti. Se il determinismo (ormonale o di altro genere) è vero, non ha senso rivendicare di essere, e sempre più voler essere, liberi.

Ancora una volta: non si fraintenda. I risultati scientifici sono pertinenti e rilevanti tanto in termini conoscitivi quanto di eventuali risvolti terapeutici. Solo che derivare da essi facili spiegazioni teoriche totalizzanti non fa altro che aggiornare tentazioni riduzioniste da cui non si è mai abbastanza liberati. Per fortuna, anche numerosi scienziati sono scettici nei confronti di tali pretese. Lo stesso Benjamin Libet, di cui sono notissimi i risultati sperimentali che sembrano mettere in discussione la libertà umana, ne dava poi una lettura tutt’altro che lineare e semplicistica.

Insomma, pretendere di derivare direttamente da asserti scientifici delle tesi o addirittura delle certezze teoriche rispetto a questioni del genere, è operazione irrimediabilmente fallimentare: e non solo perché tali asserti scientifici hanno ancora uno statuto molto provvisorio, ma perché si tratta di operazione teoricamente primitiva. Il passato della filosofia è da sempre ricco di siffatti tentativi, irrisi dai pensatori più consapevoli. Che oggi molto spesso vengano presi sul serio è indice sconfortante del contemporaneo stato dell’arte.

E questo ci porta alla nota specifica rispetto alla cultura religiosa. Vi è un problema che per brevità e in mancanza di meglio chiamerò di complesso di inferiorità nei confronti della cultura scientifico-tecnologica (e in generale della cultura che si vuole aggiornata). Tale complesso rischia di generare due reazioni speculari, entrambe difensive: un’ostilità preconcetta e ignara, da un lato; e dall’altro una ingenua reverenza, come si diceva, nei confronti delle ultime novità della ricerca scientifica. 

 



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