BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ARTE/ Un quadro di Francis Bacon può "guardare" un credente?

Pubblicazione:

Francis Bacon, Autoritratto (particolare; immagine d'archivio)  Francis Bacon, Autoritratto (particolare; immagine d'archivio)

Il cardinale di Siviglia è infatti l’uomo che già sa, il grande vecchio previdente, provvidente pedagogo, che – ad occhi ben aperti – ha dedotto che l’esperienza dell’uomo è ingovernabile se sospesa al rischio sorprendente e incalcolabile della sua libertà, e dunque occorre che sia chiara prima quale debba essere la linea di demarcazione tra l’ordinato benessere dell’uomo e il suo malessere, per il quale “bene-essere” – inevitabilmente comune e universale – decidere il dentro e il fuori, il di qui e il di là, il bene e il male, sono questioni di pulizia etnica, al fine di espungere, ridurre, coprire la ferita della contraddizione umana e del suo dramma singolare: la libertà che un Folle un bel giorno si permise di mettere a capo della Sua insostenibile azione. E come osa ora Egli ritornare ancora e ancora infiammare per quella Sua insostenibile libertà il cuore del popolo, rendendolo ingovernabile? Al contrario del Dio agostiniano, intimior intimo meo, che segna il più intimo dell’esperienza come un ritaglio interno ignoto, sospeso, irriducibile, il cardinale di Siviglia semplicemente ha già tracciato il confine netto della sua “benefica” azione pedagogica: al di là della Presenza-di-Lui, che a suo tempo ha fin troppo agitato i cuori e le menti, e che va quindi subito imprigionato, inquisito. Si riduca l’inutile libertà, il perfido dono che ad ogni costo Lui si ostina a offrire all’esperienza umana e contro ogni saggio invito dello “spirito possente” (a cominciare dai pressanti inviti che gli fece sul pinnacolo del tempio)… Occorre invece far restare il popolo al di qua della scelta, sempre pericolosa, al di qua di questa libertà così irrispettosa della vera debolezza degli uomini. Al di qua, rassicurante, sta il realismo pedagogico del pane assicurato, dell’oblio pacificante, dell’utile forza del potere, della sottomissione gioiosa al comando dei capi, loro sì veri martiri, che si sono assunti la dolorosa menzogna in cui trattengono il popolo, ma per il suo bene!, menzogna e patto diabolico che permettono il permanere di ciascuno in una media universale felicità, senza ferite e non increspata da nessun dubitoso interrogativo, non inquieta di nessuna mancanza.

La pittura baconiana consiste invece nello scavo della carne oscura che oscenamente sanguina, nel corpo contorto su un dolore sguaiato, in quanto precisamente disfa e disillude la speranza di una compostezza universale, perfino nel piccolo sollievo d’una pacificante cicatrice (vedi Edipo, che dopo secoli si trascina il piede ancor fasciato e sanguinante), quando l’esperienza del dolore e del trauma aspirano, deformano, rigano, smembrano l’umano, ne fanno emergere il grido muto da una bocca-buco, à la Munch, come ricerca – forse – di uno svuotamento salutare che permette il sorgere di una domanda. Della compostezza classica resta il guscio, ancor più inquietante in quanto reso vacuo dal dolore incomunicabile, dall’esperienza tenebrosa di solitudine e devastazione propria dell’uomo novecentesco (vedi la meditazione sull’Innocenzo di Velasquez, con la bocca spalancata che invoca da dentro una gabbia di orrore).  

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
11/05/2012 - Immagini (Diego Perna)

Devo dire che un po' mi sono perso, non sono cosí preparato ad affrontare un argomento tanto complesso, o almeno così mi è parso. Certo Bacon è un artista dal mondo riconosciuto, le sue opere si trovano nei più prestigiosi musei e non lasciano pacificati. Sono tragici, drammatici sono un grido forse a qualcuno o forse a nessuno, sono espressione de pensiero di un uomo che ha vissuto tutto il dramma umano contemporaneo e lo ha messo su tela. Credo però nella mia incompetenza che oggi immagini drammatiche e tragiche non ce ne vengano risparmiate, basta accendere la tv e vedere cosa causano le bombe negli attentati alle chiese o nei mercati iracheni o afgani. Mi chiedo cosa abbiano di così attrante e affascinante figure umane così deformate, brandelli di carne che sembrano uscire fuori dalla tela come i brandelli di carne degli attentati. È più difficile dipingere un volto bello che uno deforme, tant'è che molti pittori oggi si ispirano più a Bacon che a Caravaggio, c'è una ricerca del dramma a tutti i costi, come se già mella realtà non ce ne fosse dato a sufficienza. Ultima cosa, non credo che non potranno in futuro le opere di Bacon fare da sfondo alla pubblicitá di un qualsiasi prodotto, il mondo della comunicazione di massa si nutre di qualsiasi cosa. Buona serata e scusate se preferisco Michelangelo, mi pare molto più drammatico sopratutto se è vero che al Mosè gli dette una martellata perchè non gli parlava. Li è il dramma, l'uomo la vita non se la può dare da solo.